cannabis ogmLe bufale sulla cannabis stanno diventando ormai una merce frequente. Nell’ultimo anno ci siamo dovuti trovare prima a smentire la storia sull’amnesia, presunta cannabis tagliata con eroina, poi l’assurdità lanciata da un’azienda americana sulla presunta cannabis che cura l’ebola e infine la notizia, rivelatasi anche in questo caso una menzogna, di un nuovo ceppo di cannabis scoperto in Australia.

Ora è il turno della Monsanto, la quale, si legge in molti articoli pubblicati da siti americani (e qualcuno l’ha già ripresa anche in Italia) avrebbe depositato il brevetto della prima varietà di cannabis geneticamente modificata.

BASTEREBBE VERIFICARE LE FONTI. La corsa ai click è spesso una cattiva consigliera per i siti d’informazione su internet, ma alcune volte basterebbero veramente 5 minuti per verificare la veridicità di una notizia, più o meno lo stesso tempo che i siti impiegano a fare il copia-incolla della bufala di turno e a ripubblicarla come una notizia certa sul proprio sito. In questo caso, la storia è la seguente: secondo la notizia il gigante dell’agricoltura Ogm Monsanto avrebbe “annunciato di aver depositato il brevetto del primo ceppo modificato di cannabis”, mentre per commentare la notizia si riportano due dichiarazioni, la prima di un tale di nome Edmund Groensch che sarebbe membro della “Drug Policy Alliance”, la seconda di James Adamson, presidente della “Medical Marijuana Technologies”. Ebbene dell’annuncio di Monsanto non esiste traccia nella sezione “comunicati stampa” del sito internet del colosso americano. Niente di niente. Possiamo anche non fermarci qui e pensare che la Monsanto possa aver agito nell’ombra, cosa che d’altra parte fa piuttosto spesso (anche se la notizia recitava che la multinazionale aveva “annunciato pubblicamente” il deposito del brevetto). In tal caso continuiamo a verificare gli altri dati contenuti nella notizia.

DICHIARAZIONI DI PERSONAGGI CHE NON ESISTONO.
Passiamo allora ai due personaggi che commentano la notizia e alla organizzazione della quale farebbero parte. La “Drug Policy Alliance” esiste davvero ed ha un sito internet. Al suo interno però non c’è nessuna dichiarazione sul tema e soprattutto, nella pagina con la lista dei soci non vi è nessuno di nome Edmund Groensch. Cercando il nome di questo personaggio su internet spunta il vuoto assoluto. Semplicemente non esiste. Per quanto riguarda invece James Adamson, che sarebbe presidente della “Medical Marijuana Technologies”, è addirittura la stessa organizzazione a non esistere, a meno che non si tratti dell’unico istituto ormai rimasto al mondo senza un sito internet e senza che vi sia nessun documento che ne parli. Un James Adamson piuttosto famoso però esiste, lo abbiamo trovato: è un ex austronauta statunitense classe 1946. Purtroppo però pare che non si sia mai occupato di cannabis, quantomeno a livello pubblico.

Insomma si tratta di una bufala totale, e sono bastate poche ricerche per verificarlo. Alcune volte se i siti internet, specie quelli specializzati sul tema, perdessero qualche istante per verificare le fonti anziché ricopiare ogni articolo altisonante che si trova sul web, farebbero un servizio migliore alla causa della canapa ed anche a quella dell’informazione.

Commenti da facebook

Comments are closed.