“Sono difficili da gestire e pensano che tutto sia loro dovuto. E sono narcisisti, egoisti e dispersivi. Vogliono un lavoro che abbia uno scopo. Giusto. Vogliono lasciare il segno, qualsiasi cosa significhi. Per qualche ragione però, i Millennials non sono comunque felici.
Troppi sono cresciuti con strategie fallimentari di educazione familiare: è sempre stato detto loro che erano speciali. Che potevano avere tutto quello che volevano dalla vita, solo perché lo volevano. Abbiamo dato loro medaglie, anche per arrivare ultimi. E così quando entrano nel mondo reale, l’immagine che hanno di se stessi si sgretola“.

La fotografia lapidaria di una generazione che, nelle pause in cui riesce a staccarsi dallo smartphone, fa fatica ad interfacciarsi con la vita reale, arriva da Simon Sinek, scrittore esperto di marketing ed autore di diversi libri anche su tematiche motivazionali, in un’intervista del portale Inside Quest condotta da Tom Bilyeu.

Parliamo della generazione di ragazzi nati più o meno dal 1984 in avanti e che sono spesso chiamati anche nativi digitali, che vivono la loro vita iperconnessi alla tecnologia e che si trovano oggi a fronteggiare in prima persona le conseguenze della crisi economica spesso senza riuscire a muovere i primi passi nel mondo del lavoro. Ad ogni modo la testimonianza di Sinek, finita in rete, ha collezionato centinaia di migliaia di visualizzazioni parlando delle difficoltà, dei difetti e delle paure di un’intera generazione.

Secondo Sinek, la Generazione Y cresce con livelli di autostima più bassi di quelle che l’hanno preceduta e non per colpa loro. Cosa che, sommata all’interazione con i social, porta le persone a vivere “in un mondo di Facebook e Instagram, dove per tutto c’è un filtro”. Insomma: “Siamo bravi a mostrare alla gente che la vita è magnifica, anche se siamo depressi”. Nello spiegare il motivo per cui siamo portati a cercare i “like” dei nostri amici con foto e post, Sinek racconta che il meccanismo di gratificazione è la produzione di dopamina nel nostro corpo, che ci fa controllare complessivamente se il nostro Instagram è cresciuto o meno nell’ultimo periodo, perché un like ci gratifica. “La dopamina è la stessa sostanza che ci fa sentire bene quando fumiamo, beviamo o scommettiamo, in altre parole crea molta, molta dipendenza“.

Il risultato per Sinek è che: “Non ci sono più relazioni profonde: nei momenti di stress i Millennials non si rivolgono a una persona, ma a un dispositivo e ai social media, che offrono un sollievo temporaneo”.

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