Presi dai soliti allarmi sulla cannabis, da improbabili emergenze sulla diffusione del krokodil dalla Russia e dal creare rappresentazioni spaventose su ogni “nuova droga” vera o presunta affacciatasi sul mercato, i media italiani si sono completamente dimenticati dell’eroina. Se ne parla talmente poco che molti credono sia una droga irrimediabilmente fuori moda, ancora sul mercato solo per un manipolo di fulminati di mezza età miracolosamente scampati agli anni ’80.

Ma è veramente così? Il calo del numero dei morti per overdose potrebbe farlo credere: dai 1.002 del 1999 ai 305 del 2015. Ma i numeri sul consumo sono invece in costante crescita, specie tra i giovanissimi. Secondo una ricerca del Consiglio nazionale della ricerca lo scorso anno sono 31mila i ragazzi che hanno provato per la prima volta l’eroina, e molti di questi hanno meno di 16 anni.

Per fare luce in questo quadro controverso Dolce Vita ha fatto una chiacchierata con Salvatore Giancane, esperto di dipendenze, operatore del Sert di Bologna (una delle città dove secondo le statistiche il consumo di eroina è più elevato) e autore di “Eroina. La malattia da oppioidi nell’era digitale”, un libro che analizza come il consumo di eroina sia cambiato negli ultimi anni.

  • Il consumo di eroina pare in aumento, ma si fatica a trovare dati attendibili. Cosa ne pensa?

Purtroppo siamo costretti ad andare a impressione nel fornire queste risposte, in quanto i dati attendibili mancano. Il consumo di eroina è profondamente cambiato, ma le statistiche usano ancora un approccio vecchio per monitorarlo. Si cercano gli utenti dei Sert e si contano i morti per overdose, ignorando il fatto che oggi il consumo di eroina è diventato un fenomeno sommerso e non viene intercettato dai servizi. Negli Usa per anni hanno smentito ci fosse nuovamente un problema con l’eroina fino a trovarsi con quasi 50mila morti l’anno, al punto che oggi si parla di una nuova epidemia e si cercano contromisure d’urgenza. In Italia siamo ancora più indietro, perché a tutt’oggi non si nota alcuna presa di coscienza delle mutazioni del fenomeno. Un dato può aiutarci a capire quanto sia aumentato il consumo di eroina: secondo le stime Onu oggi nel mondo si produce da 20 a 30 volte più oppio rispetto agli anni ottanta, significa ovviamente che anche la domanda è aumentata in modo proporzionale.

  • Il prezzo al dettaglio è crollato negli ultimi anni, è vero?

Negli anni ’90 un grammo di eroina costava 120.000 lire, mentre lo stipendio medio era di poco superiore al milione di lire, significa che un lavoratore avrebbe potuto permettersene non più di 8/10 grammi al mese anche rinunciando a tutto il resto. Di fatti i tossici si dovevano dare alla microcriminalità per permettersi di bucarsi. Oggi invece un grammo costa 25 euro, con uno stipendio te ne puoi comprare 40/50 grammi. Per fare una comparazione può essere utile confrontare la curva di prezzo dell’eroina con quella della cannabis, negli anni ’90 il fumo costava 6/8 mila lire al grammo, oggi più o meno il doppio. Il differenziale tra i prezzi di eroina e fumo era di 25 volte, oggi è appena di 3 volte. Inoltre in molte città si vendono in strada anche micro-dosi di eroina da 5 euro, se le possono permettere anche i ragazzini con la paghetta settimanale.

  • È questa la ragione per la quale il consumo è in aumento tra i giovanissimi?

Di certo in parte, ma non solo. Le ragioni sono innanzitutto culturali, i giovani di oggi sono stati bombardati per anni dal tipico discorso proibizionista che dice che le droghe sono tutte uguali e non esiste distinzione tra leggere o pesanti. Un’assurdità che ha prodotto la prevedibile conseguenza di farle apparire veramente uguali ai ragazzi. Un giovane può legittimamente pensare: mi hanno detto che fumando le canne sarei diventato matto e schizofrenico, ma ora che le fumo so che non è vero, probabilmente anche sull’eroina mi hanno preso in giro e non è così dannosa come dicono. Il consumo di eroina è stato così banalizzato innanzitutto per colpa delle istituzioni.

un ragazzo consuma eroina in metropolitana

  • La maggior parte dei consumatori di eroina oggi la fuma anziché iniettarla, anche questo ha contribuito alla sua banalizzazione?

Sì, questo è un altro fattore. Un tempo essere eroinomani significava porsi, anche attraverso il rituale del buco, fuori dalla società. Oggi il consumo per via inalatoria permette di poterla consumare anche in mezzo alla gente e a livello psicologico senza dubbio fa percepire il consumatore come “meno tossico” di un tempo. Inoltre fumandola si riduce quasi a zero il rischio di overdose ed anche questo contribuisce a percepirla come sostanza meno pesante. Da operatore si può dire che le forme di dipendenza sembrano spesso meno accentuate tra i consumatori per via inalatoria, ma come saranno questi ragazzi tra 10 anni? Di fronte a questo quadro le istituzioni dovrebbero sentire il dovere di aggiornarsi e trovare metodi di monitoraggio e riduzione del danno, ma nulla di questo sta accadendo. Siccome i nuovi eroinomani non vengono al Sert e spesso, grazie ai prezzi bassi della sostanza, non delinquono, finiscono per rimanere trasparenti. Ma i morti di eroina sono ancora oltre 300 all’anno, non sono pochi.

  • Si può tracciare un profilo del nuovo consumatore di eroina? Come arriva il primo incontro con la sostanza?

I modi in cui si arriva all’incontro con l’eroina sono molteplici. Ci sono ragazzini che iniziano direttamente con essa per provarla, sempre più spesso veniamo in contatto con quattordicenni che ne sono già dipendenti e che prima neanche fumavano regolarmente le canne. Ci sono poi quelli che la provano all’interno di un policonsumo, che comprende solitamente Mdma, cocaina e talvolta Lsd. L’unica regola che vale praticamente sempre è una soltanto: l’eroina è una droga di arrivo.

  • Cosa significa?

Che una volta che un ragazzo trova l’eroina non cerca più nient’altro e nel giro poche settimane ne sviluppa una dipendenza. L’eroina è la più seducente tra le sostanze e, mi si passi il termine, piace a tutti. Le altre droghe possono dare dei problemi: gli allucinogeni delle volte causano brutte esperienze, i cosiddetti bad trip, l’Mdma e le anfetamine hanno dei “down” molto pesanti, la cannabis stessa in certi soggetti causa ansia o piccole paranoie, l’eroina niente di tutto questo, prende sempre bene. Dà al consumatore l’idea di regalare benessere senza chiedere niente in cambio. Poi però presenta il conto tutto in una botta, ed è salatissimo.

  • Ciclicamente si torna a parlare della necessità di aprire le cosiddette stanze del buco, avrebbe ancora senso visti i cambiamenti del consumo?

Può servire, specie in alcune realtà urbane dove il consumo per via endovenosa è ancora piuttosto diffuso, ma la stanza del consumo andrebbe ragionata come un ultimo tassello di una strategia complessiva che in Italia manca completamente. Manca l’informazione sulle sostanze, manca il monitoraggio, i servizi di prossimità scarseggiano e sono abbandonati a loro stessi, dati in appalto a cooperative che ci mettono dei ragazzini. Ma quella è la prima linea, ci dovrebbe andare il meglio del nostro personale specializzato. Insomma, per farla breve, manca la riduzione del danno, concetto che rimane un tabù, mentre si mettono risorse solo per la terapia di cura alla tossicodipendenza. In paesi come il Canada lo stato destina gli stessi fondi alla terapia ed alle strategie di riduzione del danno, in Italia in rapporto è forse di 500 a 1, continuando così ci ritroveremo per sempre a rincorrere il fenomeno, intercettando i consumatori in stadi avanzati di dipendenza e rendendoci conto delle mutazioni degli stili di consumo quando è tardi.

  • Esiste secondo lei una responsabilità della classe politica in questo quadro?

Sì, ed è grave. Non solo nel discorso di banalizzazione delle sostanze delle quali parlavo prima, con l’equiparazione tra leggere e pesanti, ma soprattutto nell’aver omesso di prendere qualsiasi iniziativa negli ultimi decenni. Siamo al punto in cui la conferenza sulle dipendenze, obbligatoria per legge, non viene più neppure convocata. Il mondo delle droghe sta cambiando a grande velocità, sul web si trovano nuove sostanze di ogni tipo, che possono essere acquistate con un click e questi ancora vanno in televisione a parlare della “supercannabis”, non so se ci rendiamo conto. Le misure contenute nel decreto Minniti (dove è presente il daspo per gli spacciatori, ndr) dimostrano come anche questo governo, come i suoi predecessori, vede il consumo di droga solo come un problema di sicurezza, da affidare a prefetti e poliziotti, non come un problema sociale e di salute.

  • Crede che la legalizzazione della cannabis potrebbe incidere in qualche modo sul mondo delle droghe pesanti?

La legalizzazione della cannabis può essere utile. Le ricerche in arrivo dagli Usa dimostrano che in quegli stati dove la cannabis è stata legalizzata le morti per overdose sono in diminuzione. Inoltre potrebbe servire per uscire in maniera definitiva da quell’assurdo assioma secondo cui tutte le droghe sono uguali, che tanti danni ha fatto e continua a fare.

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