legalizzazione marijuana

Dopo anni di sterili polemiche, di arresti e recriminazioni, la marijuana, legalizzata in 23 Stati degli USA per usi terapeutici e non, è diventata un vero e proprio business che ha fatto schizzare alle stelle il gettito fiscale, con grande sorpresa di tutti. Nel 2015, la commercializzazione legale della marijuana ha prodotto 998 milioni di fatturato e si prevede un continuo incremento dei profitti che nel 2020 dovrebbero arrivare alla somma vertiginosa di 28,1 miliardi di dollari.

La cannabis, dunque, sta impinguando le risorse finanziarie degli Stati in cui è stata legalizzata, contribuendo a rafforzare, in modo significativo, la solidità economica dei Paesi interessati, senza riempire le tasche di quanti, in tempi non troppo lontani, hanno costruito la propria fortuna sulla mancata legalizzazione della marijuana.

Nello Stato del Colorado, che ha svincolato il consumo della cannabis da usi meramente terapeutici, la vendita libera ha portato allo Stato ben 135 milioni di dollari. Ovviamente, sono state varate delle norme che disciplinano il consumo personale della cannabis, in modo da evitarne l’abuso o l’uso indiscriminato, solo i maggiori di 21 anni, infatti, possono acquistare una quantità ben precisa, corrispondente a circa 28 grammi, nell’area di Washington i limiti variano in base alle diverse modalità di consumo.

Nonostante, a livello federale, la detenzione della marijuana sia considerata illegale alla stregua di altre sostanze come l’eroina o LSD, negli States cresce il consenso collettivo nei confronti della completa legalizzazione. Un’indagine condotta recentemente ha evidenziato proprio questa diffusa volontà di abbattere gli ultimi paletti che ancora ostano alla liberalizzazione su tutto il territorio statunitense. I consensi più numerosi, quantificabili in una percentuale dell’81%, insistono sulla valenza terapeutica della cannabis e, di conseguenza, sull’imprescindibilità della legalizzazione per integrare più facilmente i protocolli di cura. Il 58% degli americani si dissocia dalla “condicio sine qua non” dell’aspetto terapeutico e auspica, quindi, la legalizzazione per scopi prevalentemente ricreativi. Sulla scorta di simili percentuali, potremmo, quindi azzardare previsioni per un futuro non troppo lontano in cui l’uso della cannabis non sarà più precluso.

Nei prossimi mesi, negli stati dello Ohio, del Missouri e della Florida saranno proprio gli americani a esprimere, attraverso il voto, la loro volontà di liberalizzare la cannabis per usi terapeutici. Altri Stati invece (California, Nevada, Arizona, Massachusetts, Maine, Rhode Island e Vermont) dovranno decidere se rendere accessibile o meno la marijuana ricreativa. L’analisi dei dati fiscali lascia presagire una sorta di “primavera della legalizzazione” non soltanto nell’ottica di un’evoluzione di un radicato e ormai conclamato fenomeno di costume, ma nella prospettiva di guadagni legalizzati a beneficio della complessa macchina statale.

Legalizzare la cannabis significherebbe accrescere la disponibilità finanziaria per migliorare i servizi offerti alla collettività, nel pieno rispetto della libertà di scelta, senza lo spauracchio di inutili sanzioni destinate ad accrescere a dismisura il florido mercato nero della cannabis.

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