Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio mentre compie un atto di ufficio o di servizio (che può essere per gli agenti, ad esempio, una carica dei manifestanti) è punito con reclusione da sei mesi a cinque anni secondo la previsione dell’articolo 337 del Codice Penale: resistenza a un pubblico ufficiale.

Però buttarsi a terra, farsi trascinare e rifiutarsi di obbedire sono considerati atti di resistenza meramente passiva e non integrano il delitto in questione. In caso di arresto o fermo hai diritto a nominare un difensore di fiducia, al patrocinio gratuito se hai un reddito inferiore a 11mila euro annui, ad essere informato sull’accusa a tuo carico, ottenere assistenza linguistica, rimanere in silenzio, informare (con il tuo consenso se sei maggiorenne) l’autorità consolare o i tuoi familiari, accedere all’assistenza medica di urgenza, essere condotto davanti all’autorità giudiziaria entro 96 ore per la convalida del provvedimento.

L’arresto in flagranza differita è uno degli strumenti previsti dalla legge n. 46 del 2017 per colpire chi commette reati con violenza rivolta alle persone o alle cose durante le manifestazioni pubbliche. Chi viene ripreso dalle telecamere o fotografato mentre commette “inequivocabilmente” il fatto ne viene considerato autore ma è necessario che l’arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario all’identificazione ed entro un massimo di 48 ore. La norma sarà in vigore fino al 30 giugno 2020 ed applica alle manifestazioni di piazza il concetto introdotto dal decreto legislativo n.88 dell’aprile 2003, che persegue chi commette i cosiddetti “reati da stadio”.

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