Il primo scontro politico tra Lega e Movimento 5 Stelle si consuma sulla cannabis, un tema che non rientrava nel contratto di governo e sul quale sta emergendo una distanza siderale tra i due partiti.

Nei giorni scorsi erano stati prima il vicepremier Salvini a esprimersi nella questione – ribadendo come secondo lui non esista differenza tra droghe leggere e droghe pesanti – poi il Ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana – anch’egli appartenente alla Lega –  che in una intervista si era lanciato in diverse dichiarazioni in libertà sul tema.

Il Ministro della Famiglia e della Disabilità, Lorenzo Fontana

Fontana aveva chiesto di vedersi assegnata la delega alle politiche sulle droghe, ribadito di sostenere la tolleranza zero nei riguardi del consumo, proposto percorsi riabilitativi e lavori socialmente utili per gli utilizzatori di ogni sostanza. Ha sostenuto inoltre che l’aumento dei consumi sia la prova che in Italia non c’è abbastanza proibizionismo e confermato la sua contrarietà ad ogni ipotesi di legalizzazione della cannabis.

Probabilmente sparate a cui non dare troppo peso, tuttavia espresse da un ministro della Repubblica. Quella di obbligare milioni di consumatori di cannabis a svolgere lavori sociali o percorsi di cura è proposta degna di paesi come la Cina (dove ancora oggi il consumo di sostanze è considerato una malattia da curare con un soggiorno nei tristemente noti campi di lavoro e rieducazione del Laogai) e non di una democrazia occidentale.

Dichiarazioni sulle quali era necessario fare chiarezza, per capire se – di fatto – le politiche sulle droghe fossero state sacrificate dai 5 Stelle sull’altare della stabilità di governo, visto che non si erano registrate smentite né alcun tipo di commento, neppure da parte dei parlamentari che più si erano battuti per la legalizzazione della cannabis. Proposta che nella scorsa legislatura era stata sostenuta in modo compatto da tutto il Movimento anche attraverso la presentazione di un disegno di legge.

Matteo Mantero, senatore del Movimento 5 Stelle

Dopo alcuni tentativi andati parzialmente a vuoto, dai quali emergeva – assieme alla forte irritazione verso le dichiarazioni rilasciate dal ministro leghista – la volontà da parte dal Movimento di non creare scontri di governo, nella convinzione di poter risolvere positivamente la questione dall’interno. Ad accettare di rilasciare un’intervista è stato il senatore Matteo Mantero, che chiarisce l’attuale posizione dei 5 Stelle sulla cannabis e smentisce energicamente le dichiarazione del Ministro della Famiglia.

  • Cosa pensa delle dichiarazioni espresse dal Ministro Fontana?

Fontana parla a titolo personale, nulla di quanto ha detto rientra nel contratto di governo.

  • Ha chiesto di ottenere la delega alle politiche sulle droghe, il Movimento 5 Stelle è d’accordo?

No, se la delega verrà affidata (può essere anche trattenuta dal Presidente del Consiglio, ndr.) riteniamo sia opportuno ed anche logico che per competenza venga affidata al Ministro della Salute, Giulia Grillo.

  • Fontana afferma che l’aumento dei consumi di droghe dimostra che non si è fatto abbastanza proibizionismo, cosa ne pensa?

Le dichiarazioni di Fontana dimostrano una poca conoscenza, se non vogliamo dire ignoranza, riguardo alla differenza che c’è tra i vari tipi di sostanze. La storia dimostra che il proibizionismo non paga. Le statistiche svelano che i Paesi che hanno proceduto a una legalizzazione o a una depenalizzazione hanno al contrario registrato una, seppur leggera, diminuzione dei consumi.

  • Per voi quindi la distinzione tra droghe leggere e pesanti non è in discussione?

Certo che no. E’ dimostrato come la cannabis sia molto meno pericolosa anche di sostanze legali come l’alcol e a differenza di questo e del tabacco non ha mai causato morti.

  • Il Movimento ha intenzione di proseguire nella battaglia per un miglioramento delle leggi sulle droghe ora che è al governo?

Ritengo, e credo valga per tutto il gruppo, che dobbiamo consentire il diritto a coltivare un numero stabilito di piante di cannabis ad uso personale. Questo proprio per un problema di salute. Se la cannabis è coltivata in modo controllato non comporta rischi, mentre quella che si acquista al mercato nero può essere addizionata con lacca, lana di vetro ed altre sostanze nocive. Oppure può essere coltivata in terreni inquinati e questo è molto pericoloso perché la canapa è una pianta che assorbe eventuali metalli pesanti presenti nel terreno. Consentire l’autoproduzione è una misura in favore della salute pubblica.

  • La depenalizzazione dovrebbe riguardare anche le pene amministrative che attualmente colpiscono i consumatori?

Si, ritengo si debba depenalizzare il consumo e l’autoproduzione di cannabis. Ovviamente in modo controllato, con un numero stabilito di piante e l’obbligo di comunicazione alla Questura per essere certi che non si possa introdurre la criminalità. Ma non è un caso che ad essere contro la depenalizzazione siano innanzitutto le organizzazioni criminali che temono di perdere parte dei loro introiti.

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