Con l’approvazione della legge di bilancio 2018 da parte della Camera dei Deputati, dal 2019 sarà l’Italia a mettere il veto sulla commercializzazione dei cotton fioc di plastica, e dall’anno successivo, di tutti i cosmetici con microplastiche.

Forse siamo semplicemente la popolazione che più si pulisce le orecchie, o forse sono il simbolo della scarsa attenzione dei cittadini che li buttano nel WC e della inadeguatezza dei filtri di depurazione, fatto sta che i cotton fioc, secondo una ricerca condotta da Legambiente, compaiono nella top ten dei rifiuti di plastica che si trovano più comunemente sulle spiagge italiane (plastica che, neanche a dirlo, ricopre il primato dell’84% del totale).

Risultano pericolosi perché non si deteriorano, ma si disgregano in minuscoli parti, andando ad aumentare la quantità di microplastiche nel Mar Mediterraneo. Queste particelle della grandezza di meno di 5 millimetri intasano i nostri mari, causando danni enormi alla biodiversità, all’ambiente, alla salute e all’economia. Possono essere di natura tossica, oltre che provocare soffocamento negli animali acquatici, sensazione di falsa sazietà nella fauna e generare bioaccumulo, ritrovandoceli di fatto nel nostro piatto.
Possiamo trovare queste microplastiche anche nei prodotti cosmetici, i più comuni sono gli scrab per il corpo, o i dentifrici con sfere (di plastica) che promettono un sorriso smagliate e mari inquinati.

Secondo uno studio condotto da Ismar Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche di Lerici) e realizzato in collaborazione con l’Università di Ancona, del Salento e della fondazione californiana Algalita Foundation, oltre il 92% dei rifiuti trovati in mare sono microplastiche e il Mar Mediterraneo risulta essere una tra le zone più colpite al mondo. Le cause sono molteplici, il limitato deflusso delle acque, le coste altamente popolate, le intense attività di pesca, così come il turismo e l’industria ha fatto si che il nostro Bel Paese fosse immerso in una zuppa di plastica mediterranea.

Che i nostri mari siano (molto) inquinati sopra e sotto il livello dell’acqua è tristemente un dato di fatto. Che la causa di tutto ciò siamo noi che ancora balliamo nel manico è altresì tragicamente vero. Ecco perché la messa al bando di questi prodotti non biodegradabili e non compostabili è un segnale di presa di coscienza e una bella notizia per l’ambiente.

Legiferare a favore della preservazione degli ecosistemi è l’unica via che ci potrebbe permettere un’inversione nella tendenza suicida attuata negli ultimi decenni, ma ricordiamoci sempre che anche noi stiamo giochiamo la nostra partita. Piccoli accorgimenti quotidiani possono fare molto di più che obblighi imposti legalmente: quindi da ora, e senza aspettare il 2019, possiamo fare cultura e premiare quelle aziende che già producono con un occhio di riguardo allo smaltimento e finiamola di buttare rifiuti nel WC. Per quelli ci sono i bidoni, della differenziata of course.

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