cetaIl Parlamento Europeo ha definitivamente approvato il Ceta con con 408 voti a favore e 254 contrari. Il trattato, in tutto e per tutto analogo all’ormai naufragato Ttip, stabilisce le nuove norme di libero scambio tra gli stati europei e il Canada, e per la parte di competenza europea, entrerà provvisoriamente in vigore immediatamente, senza attendere il vaglio dei parlamenti nazionali degli stati membri.

CONTIENE GLI STESSI RISCHI DEL TTIP. Il Ceta contiene alcuni dei punti più controversi del Ttip (elencati in maniera completa in questo articolo), come l’introduzione dell’Investment Court System (Ics): la corte bilaterale a protezione degli investimenti che dà alle imprese la facoltà di fare causa ai governi che legiferano contro i loro interessi, ad esempio aumentando il costo e le tutele sul lavoro o decidendo di limitare la circolazione o la pubblicità di determinati beni per la tutela della salute (come già avvenuto in passato sulle sigarette, con la Philip Morris che fece causa alla Norvegia). Inoltre molte multinazionali americane, tra le quali Walmart, Chevron, Coca Cola e Monsanto, hanno delle società controllate canadesi, e quindi il Ceta permetterà loro di operare nei mercati dell’Ue in condizioni più favorevoli anche in assenza del Ttip.

UN TRATTATO VOLUTO DALLE MULTINAZIONALI. Il Ceta blocca i mercati canadese ed europeo agli attuali livelli di liberalizzazione dei servizi privati e pubblici, rendendo difficile impedire alle aziende canadesi di entrare nei servizi pubblici dell’Ue e rendendo di fatto molto difficile la ripubblicizzazione dei settori già privatizzati. Se è vero che, grazie alla battaglia di allevatori, coltivatori e associazioni europee, l’accordo finale prevede la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, secondo i molti detrattori dell’accordo le clausole dell’accordo garantiscono comunque ampie possibilità di manovra alle multinazionali dell’agroalimentare (e non solo), le quali godranno dell’abbattimento di ogni dazio doganale, portando la loro concorrenza a basso prezzo per mettere in ulteriore difficoltà le aziende e i produttori locali. Secondo uno studio della Tufts University di Boston il CETA potrebbe costare circa 200mila posti di lavoro solo in Europa, specie nelle piccole imprese.

I PARTITI CHE LO HANNO APPOGGIATO. Per entrare pienamente in vigore oltre al voto del Parlamento canadese (che con ogni probabilità si pronuncerà a favore nelle prossime settimane), occorre anche l’ok dei 38 tra parlamenti nazionali e regionali dell’Unione. Il processo sarà lungo, per questa ragione l’Ue ha stabilito che entrerà provvisoriamente in vigore da aprile. Tuttavia le pressioni dei cittadini si sono fatte sentire in tutta Europa e promettono di rendere non agevole la sua approvazione da parte dei parlamenti nazionali. Anche in Italia, dove negli ultimi mesi molti parlamentari si sono espressi contrariamente, evidentemente spaventati dall’impopolarità dell’accordo. Nel parlamento europeo 34 parlamentari italiani hanno votato No, contro i 27 a favore. Contrari tutto il M5S, Sinistra Italiana, Lega Nord, a favore tutto il centro-destra, mentre il Pd si è diviso sul tema: 14 a favore, 10 contrari e 6 astenuti o assenti. Segno di come nel governo vi siano differenti posizioni sul tema.

COORDINAMENTO STOP-TTIP: “LA BATTAGLIA CONTINUA”. «Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso – ha dichiarato Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – la battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente. Ma in Italia un simile atteggiamento non sarà tollerato. Le urne sono vicine, e gli elettori faranno pesare questa scelta sconsiderata ai partiti che li hanno delusi in Europa».

Commenti da facebook

Comments are closed.