«Se approvano la legge sulla legalizzazione siamo rovinati», dicevano anche questo, tra loro, i membri della banda camorrista sgominata in Abruzzo. 23 persone (11 arrestati e 12 indagati) che gestivano un traffico di tonnellate di cannabis soprattuto nella provincia dell’Aquila.

Nei tre anni di indagini i carabinieri del capoluogo abruzzese hanno costantemente tenuto sotto intercettazione il clan, ascoltando i dialoghi tra i suoi membri. A raccontarne i contenuti è stato il colonnello Antonio Servedio, comandante provinciale dei carabinieri, che in conferenza stampa ha sottolineato una particolare apprensione emersa dalle conversazioni. «Nelle intercettazioni – ha spiegato il comandante – si coglie una certa preoccupazione per l’eventuale approvazione di una legge per la legalizzazione delle droghe leggere. Gli intercettati, infatti, facevano riferimento all’impatto economico che la liberalizzazione potrebbe avere sugli affari e sugli interessi delle organizzazioni criminali».

Agli affiliati del clan sono stati sequestrati oltre 5,6 tonnellate di cannabis, per un valore di mercato di alcuni milioni di euro. I camorristi sono evidentemente consapevoli che questi introiti sono possibili solo grazie al proibizionsimo, che obbliga i consumatori a rifornirsi di cannabis sul mercato illegale gestito dai clan, anziché attraverso l’autoproduzione o altri canali legali.

Che il proibizionismo sia il migliore alleato delle mafie è un’ovvietà ammessa da anni da decine di giudici, ma ancora avversata dai proibizionisti stessi, che spesso l’hanno contestata con motivazioni risibili o citando a sproposito alcune parole (ormai di 30 anni fa) del giudice Paolo Borsellino. Ora arriva la conferma diretta da parte della malavita, sperando che il nuovo Parlamento – dove a breve con ogni probabilità vedremo convivere al governo Movimento 5 stelle e Lega, che sull’argomento hanno idee opposte (per la legalizzazione il movimento di Di Maio, fermamente contrario quello di Salvini) – sappia trarre le ovvie conclusioni e procedere finalmente e velocemente ad una riforma delle leggi sulla cannabis.

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