cannabisI Comuni italiani cominciano a muoversi ufficialmente per chiedere la legalizzazione della cannabis. E a muovere le fila sono proprio le giunte della grandi città che si trovano maggiormente colpite dai problemi di illegalità e sicurezza provocati dallo spaccio. Ora è la volta di Palermo che ieri ha approvato una mozione che chiede al governo di procedere con la legalizzazione.

A colpire sono anche i numeri: nel consiglio comunale del capoluogo siciliano 24 consiglieri su 27 hanno votato a favore, 3 si sono astenuti, nessuno ha votato contro. I motivi sono scritti a chiare lettere nella mozione: «sconfiggere la criminalità» e «liberare dal carcere le persone finite dentro per il possesso di pochi grammi di cannabis». La mozione impegna il sindaco Leoluca Orlando a «sollecitare il Parlamento per una modifica della normativa nazionale».

Palermo si aggiunge a una lista di città ormai significativa. Specie per il peso delle città che vi hanno aderito, grandi agglomerati “di frontiera” che ogni giorno si trovano alle prese con i danni del proibizionismo, sotto forma di criminalità e impegno di larga parte delle forze dell’ordine nell’inutile opera di repressione verso i consumatori ed i piccoli spacciatori.

La prima tra le grandi città fu Torino, che già nel gennaio 2014 votò a larga maggioranza in Consiglio comunale una mozione che chiedeva al governo di rivedere la legislazione sulle droghe. Decisione ribadita poche settimane fa dalla nuova giunta guidata dal sindaco del M5S Chiara Appendino, con 25 consiglieri che hanno firmato la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione.

Mozioni per la legalizzazione della cannabis sono state approvate anche a Genova, con 24 consiglieri favorevoli e 3 contrari (di Ncd, Forza Italia e Lega Nord) e a Reggio Emilia (16 voti a favore su 22). Mentre il primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti, è stato il primo sindaco italiano a firmare di persona la proposta di legge per la legalizzazione.

Si tratta ovviamente di mozioni che non hanno ripercussioni automatiche e che il governo italiano può cestinare senza remore. Tuttavia il fatto che partano da alcuni grandi Comuni italiani, notoriamente tra i più colpiti dai fenomeni dello spaccio e dell’abuso di droghe, rappresenta un nuovo segno positivo che simboleggia come l’opinione stia cambiando anche nelle istituzioni. Solo pochi anni fa prese di posizione simili da parte dei sindaci sarebbero state impensabili.

 

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