Un uomo bianco, benestante, in pensione, definito “tranquillo” da tutti, ha preso in affitto la suite di un albergo di Las Vegas, con calma si è sistemato e ha caricato 23 armi da fuoco. Pistole e fucili semiautomatici, almeno due dei quali modificati tramite un semplice congegno dal costo di 40 dollari che le trasforma in mitra capaci di esplodere centinaia di colpi al minuto. Ha preso la mira sul concerto di musica country che si teneva sotto l’albergo e ha fatto una carneficina: 59 morti e oltre 500 feriti, alcuni dei quali in fin di vita. Poi, prima che la polizia facesse irruzione nella sua stanza, si è suicidato. Non era un pazzo, neppure un estremista. Era un americano ordinario, che ha compiuto un’ordinaria strage americana.

UNA GUERRA CHE FA 82 MORTI AL GIORNO. Quella compiuta da Stephen Paddock è la più grave sparatoria di massa nella storia contemporanea degli Usa, ma non rappresenta certo una caso isolato. Appena un anno fa un uomo armato uccise 49 persone in un night club di Orlando, nel 2015 due coniugi ammazzarono a colpi di fucile 14 dipendenti pubblici in California e più volte si sono verificate stragi nei college e nelle scuole elementari, come nel 2012, quando un ragazzo di 20 anni entrò in una scuola e uccise 20 bambini di sei anni e sei adulti. Le stragi di queste dimensioni sono solo la punta di un iceberg composto da innumerevoli lutti quotidiani. Una guerra a bassa intensità che attraversa tutti gli Stati Uniti: 30.000 morti all’anno a causa delle armi da fuoco. 82 ogni giorno. Numeri spaventosi.

LA CAUSA È PALESE: PIÙ ARMI, PIÙ MORTI. Negli Usa si spara di più perché ci sono più armi. Non ci sono dubbi su questo, ogni statistica lo conferma. Un cittadino maggiorenne può comprare armi senza particolari impedimenti, in alcuni stati anche all’interno dei supermercati, allo stesso modo in cui si acquista uno snack. E se acquistando nelle armerie viene fatta una comunicazione all’FBI il quale può in linea teorica bloccare la vendita a causa del profilo giuridico o psicologico dell’acquirente (succede in meno dell’1% dei casi), nessun controllo viene fatto sulle compravendite di armi tra privati o nelle, assai diffuse, fiere delle armi. Il risultato è che negli Usa ci sono complessivamente più armi che esseri umani adulti ( tra i 265 e i 310 milioni, a seconda delle stime). Gli americani rappresentano il 4,43% della popolazione mondiale ma possiedono il 42% delle armi. La conseguenza è ovvia: negli Usa la percentuale di omicidi con armi da fuoco è in media 25 volte più alta che negli altri paesi più sviluppati. Le statistiche non mentono e mettono in chiara correlazione il numero di armi in circolazione con il numero di morti, come potete vedere nella grafica seguente.

LO STRAPOTERE DELLA LOBBY DELLE ARMI. Negli anni sono stati numerosi i tentativi fatti per rendere più stringente la legislazione sulle armi. Ma nessuno –  neppure Obama che pur aveva messo quello della diminuzione delle armi in circolazione tra i punti principali del suo doppio mandato presidenziale – è riuscito ad approvare norme efficaci in questo senso. La ragione è semplice, la National Rifle Association (NRA) – ovvero la principale associazione americana che difende il diritto a possedere armi – riversa enormi quantità di denaro nelle tasche di buona parte dei politici americani, quasi sempre – ma con alcune eccezioni – appartenenti al Partito Repubblicano (la lista completa dei politici americani finanziati dall’associazione pro-armi è consultabile a questo link). La NRA spende milioni di euro l’anno in sovvenzioni ai senatori ed ai candidati graditi prima delle elezioni. Solo in otto stati su 50 nessuno dei senatori eletti risulta finanziato dalla lobby delle armi. Alcuni senatori, i più influenti, hanno ricevuto milioni di dollari dalla NRA durante la loro carriera politica. Il presidente Donald Trump possiede addirittura la tessera di socio dell’associazione.

Una delle tante fiere delle armi che si tengono negli Usa, dove ogni cittadino può comprare e vendere armi senza alcun controllo

TUTTE LE LEGGI FERMATE DAGLI ARMAIOLI. Dal 2011 ad oggi al Congresso sono state presentate e sistematicamente bocciate ben 100 proposte di legge per limitare la vendita di armi. Anche le proposte più timide sono state sistematicamente bloccate dal Senato. È successo alla proposta che, dopo la strage di Orlando, proponeva di vietare la sola circolazione libera delle armi da guerra e dei fucili di assalto, è successo alla proposta che voleva vietare i marchingegni elettronici capaci di trasformare i fucili in mitragliatori (lo stesso usato nella strage di Los Angeles) è successo addirittura alla norma che chiedeva maggiori controlli prima di consentire di acquistare armi ai cittadini con conclamati problemi psichici o sospettati di legami con il terrorismo. Ognuno di questi tentativi viene bollato dai senatori finanziati dal NRA come un “attacco al diritto alle armi sancito dal secondo emendamento”. Una norma scritta ai tempi del vecchio West ancora oggi venerata dai fanatici delle armi come se fosse stata dettata da dio in persona.

ARMI PER TUTTI, ANCHE PER I BAMBINI. La legge proibisce la vendita di armi ai minorenni, ma anche questa è una legge che viene facilmente aggirata. E le associazioni degli armaioli puntano anche sui bambini per ampliare il proprio giro di affari. Fucili colorati e con l’impugnatura perfetta per i più piccoli. Loro non possono comprarli, ma basta convincere i genitori a regalargliene uno. Negli Usa ci sono anche poligoni di tiro specializzati per bambini, riviste dedicate come Junior Shooters, mentre le associazioni pro-armi non solo finanziano le scuole e istituiscono borse di studio, ma sono arrivate al punto di donare alle scuole veri e propri arsenali con i quali tenere corsi per i bambini. Una follia che sta già regalando i prevedibili frutti avvelenati, come quando in Kentuchy un bambino di 5 anni ha ucciso la sorellina sparandole col fucile che gli avevano regalato i genitori.

Un armaiolo americano mostra la sua fornitura di armi colorate per bambini

PENSIERI, PREGHIERE, E FUCILI PER TUTTI. Dopo la tragedia di Las Vegas, come dopo ogni altra strage, le dichiarazioni dei politici pro-armi sono state le stesse di sempre. Un coro unanime e bipartisan di quelli che negli states vengono chiamati “Thoughts and Prayers” (pensieri e preghiere) per le vittime della strage. Una litania stucchevole e inutile, nella quale si esprime cordoglio per le vittime colpite dal “male”. Il New York Times ha pubblicato un articolo semplice ma molto istruttivo sul tema, nel quale ha pubblicato i tweet post-strage dei senatori maggiormente finanziati dalla lobby delle armi, leggerli è la dimostrazione di come ognuno di essi, nascondendosi dietro a pensieri e preghiere emotivi quanto inutili, non abbia esposto neppure la minima riflessione sulla facilità con la quale l’autore della strage abbia potuto procurarsi tante armi in maniera perfettamente legale.

DONALD TRUMP, IL PALADINO DELLE ARMI. Il presidente degli Stati Uniti si è unito al coro, ha definito l’omicida un semplice “folle”, e ai giornalisti che gli hanno chiesto se non fosse il caso di mettere a punto nuove leggi più restrittive sulle armi ha risposto che “non era il momento di parlarne”. Anche per lui questo è solo il momento dei pensieri e delle preghiere, aspettando che l’attenzione si spenga per poter continuare a non fare niente. Trump durante la campagna elettorale era stato pubblicamente appoggiato dalla lobby delle armi e in una intervista dichiarò che «le norme per il controllo delle armi non hanno senso» e che la NRA è «l’associazione che più di tutte difende la sicurezza degli americani». Dopo gli attentati che colpirono Parigi nel novembre 2015 si spinse addirittura a dichiarare che il problema dell’Europa è che «i buoni non possono avere armi e quindi non possono fermare i cattivi».

Tutto continuerà allo stesso modo e chiunque potrò continuare ad ammassare armi in casa. In attesa della prossima, ordinaria, strage americana.

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