Chissà perché tendiamo a usare parole straniere (homeschooling) per spiegare un concetto quanto mai semplice: l’educazione parentale.

L’educazione parentale o scuola familiare, è una delle possibili scelte che un genitore ha davanti a sé quando si appresta a dover decidere per l’educazione dei propri figli.

Erroneamente si pensa che la scuola definita “dell’obbligo” sia per l’appunto una scelta obbligata, scene del tipo che i carabinieri ti vengono a prendere il figlio a casa se non lo mandi (a onor di cronaca era davvero così a seguito della legge Coppino, solo che era il 1877, e talune cose per fortuna si evolvono), mentre è il dovere all’istruzione dei figli l’unico e vero obbligo. Lo recita la nostra sacrosanta Costituzione, all’articolo 30: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.[…]

La scuola pubblica nasce ovviamente con i migliori intenti: saper leggere, scrivere e far di conto è senz’ombra di dubbio il primo gradino per provare a garantire la libertà agli individui. Ma siamo sicuri che sia sufficiente? Non è notizia fresca perché già nel 2009 il progetto ALL ci vide vincitori nella graduatoria tra i Paesi sviluppati come la nazione con maggior numero di analfabeti funzionali. Siamo una popolazione che sa leggere, scrivere, ha studiato matematica, ma non sa applicare queste capacità alla vita reale.

I programmi ministeriali sono sempre in evoluzione (e comunque ancorati a modelli obsoleti), ma quanta capacità di svolgerli c’è da parte del nostro corpo insegnate? Hanno le competenze per svilupparli e le facoltà per passare queste conoscenze ai giovani studenti? E con che metodi? Se quello che ci ritroviamo, ed è la realtà, sono individui che assomigliano più ad automi che a liberi pensanti forse c’è qualcosa che non funziona. Senza contare che nemmeno i docenti si trovano bene all’interno dell’istituzione “scuola”.
Da altri parti, come in Finlandia ad esempio, l’hanno capito e si sono mossi di conseguenza. In Italia le cose vanno a rilento (tanto per cambiare).

Individuata la possibilità, riconosciuta per legge e largamente utilizzata all’estero con ottimi risultati, la scuola familiare può essere una strada percorribile. Non è certo la più semplice e la più comunemente accettata, ma è una tra le scelte, insieme alla scuola pubblica e privata, paritaria o meno.

Si dice che esistono tante metodologie di educazione parentale quante sono le famiglie che la praticano, perché l’insegnamento è estremamente libero (che non vuol dire senza regole), non ci sono orari da rispettare, e l’apprendimento avviene seguendo le inclinazioni e i tempi dei bambini. In questo modo si approcceranno per interesse alla lettura e non per obbligo, avranno curiosità di imparare a scrivere se non costretti a riempire righe di lettere tutte uguali un giorno per l’altro e si ricorderanno meglio dei dinosauri se potranno vederne esposti in una mostra.

Un aspetto fondamentale è quindi quello del fare. Le diverse unità di misura sono indispensabili se si devono pesare gli ingredienti di una torta o se si vuole costruire una casetta per gli uccelli. In fin dei conti basta mantenere vivo l’entusiasmo e la curiosità tipici dei bambini, e prendere le vesti di facilitatori per supportare i propri figli nella creazione di un loro modello di apprendimento, senza dover insegnare niente con la forza.

C’è chi forma dei piccoli gruppi e a turno i vari genitori si occupano dell’istruzione dei bambini, chiamando all’occorrenza degli insegnanti esterni. Altri si affidano a libri di testo appositi, altri ancora prediligono un approccio naturale completamente svincolato da metodi d’istruzione. Ma tutte queste possibilità hanno un punto comune: sviluppare l’autonomia, la capacità di gestione del tempo e di risolvere i problemi.

E col lavoro come si fa? Indubbiamente questo è uno dei primi problemi pratici che si devono affrontare, e anche in questo caso, ci si organizza. Ogni famiglia ha esigenze diverse, quindi equilibri diversi; in un’ottica di decrescita potrebbe essere un’ottima occasione per rallentare e godersi quello che la vita una volta sola ci regala: la gioventù dei nostri figli.

Tanti si lamentano della scuola, della svogliatezza dei giovani, dell’aggressività delle persone ma pochi hanno la forza per provare un cambiamento. Sempre più famiglie optano per l’educazione parentale, comunemente chiamata homeschooling, accalappiandosi, come spesso accade quando si fanno scelte altre, diverse nomee che spaziano da hipster a sconsiderati, passando per le varie sfumature nel mezzo.

In Italia sono circa 1500 famiglie in tutta la penisola e principalmente nella zona centrale e del nord ad aver fatto questa scelta educativa. Numeri piccolissimi se si pensa a quanti bambini frequentano le scuole, ma sono un monito.

Non serve andare a scuola per imparare. Non servono le classi e non servono gli insegnanti. Non necessariamente.

Con la scuola si pongono divieti, limiti perché tutti devono fare le stesse cose, nello stesso tempo e allo stesso modo. Dove viene premiato solo il migliore, stimolando la competitività e dove viene punito chi è esuberante e diversamente impegnativo, ledendone l’autostima. Preambolo di una vita lavorativa da costruttori in serie si tarpano le ali alla creatività, si delimita il campo d’azione delle nostre capacità e ci si ritrova in una società dove ciascuno ha già il suo ruolo, per possibilità economiche, genere e carattere.

Per il nostro bambino interiore e per una più facile comprensione vi invito a guardare questo meraviglioso corto:

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