Come è possibile che i greci, pur non avendo strumenti scientifici che potessero confermare la loro scoperta, fossero convinti dell’esistenza degli atomi, o che popoli antichi avessero conoscenze che oggi sono state confermate dalla fisica quantistica? La risposta è che utilizzavano il proprio sentire in maniera diversa, in un modo che noi oggi non siamo più abituati ad esercitare.

Di questo e di “Un altro mondo”, quello che non siamo più abituati a “sentire”, ne abbiamo parlato con il regista Thomas Torelli, in occasione della proiezione a Torino a diverse scolaresche del suo documentario, che arriva dopo numerosi lavori ai quali ha partecipato come montatore, produttore o direttore. Ecco la video intervista integrale.

“In Un altro mondo”, ha sottolineato il regista, “parliamo della connessione attraverso il saluto Maya In Lak’ech ed attraverso la fisica quantistica. I popoli ancestrali dicono che noi parliamo troppo e sentiamo poco, intendendo non il sentire con le orecchie ma con il cuore, con l’intuito ed il sesto senso. Le cose che la scienza oggi ci spiega, loro le sapevano già perché le sentivano. Noi percepiamo il 3% delle frequenze che esistono in natura ed abbiamo fondato su questo 3% la nostra realtà convinti che esista solo quello. Siamo diventati una sorta di talpe saccenti: non vediamo niente ma per noi quel poco che vediamo è l’unico mondo che esiste. I popoli nativi, invece “sentono”, per questo avevano un saluto come In Lak’ech, che significa io sono un altro te stesso, perché sentivano quella connessione che rende tutti parte dell’altro e questo vale per tutto, anche per l’alimentazione. Perché se io sono te, essere umano, sono anche te foglia, fiume, animale. L’occidentale ha perso la sacralità in tutto ciò che fa e la dobbiamo ritrovare, anche nell’alimentazione. Comprare il pollo al supermercato senza pensare che quello è un animale che ha dato la vita per nutrirci, è un grande errore, perché se non dai valore a quel gesto, secondo me nemmeno ti nutre”.

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