La discografia del rap italiano sul tema cannabis è davvero infinita: alcune canzoni iconiche non hanno perso spolvero col passare degli anni e, anzi, sono ancora nelle playlist degli appassionati e dei fumatori.

Qualche esempio? Di sicuro “La porra” e “Fattanza blu” dei Sangue Misto, uno dei gruppi pionieri dell’hip hop nostrano, formato da Neffa, Deda e Dj Gruff, con alcune delle barre più riconoscibili sulla ganja. Lo stesso Neffa ha avviato la sua carriera pop con “La mia signorina”, un singolo da classifica completamente evocativo e metaforico; mentre Gruff ha proseguito in solitaria non scordando le origini, anzi rincarando la dose di marja in brani come “Bom cilomo” e “Svarionato”. Tra le pietre miliari si ricorda inoltre “Se non fumassi” di Tormento aka Yoshi, un brano-manifesto per chi “fuma sigarette che fan ridere”. Non da meno suo fratello, Esa el Presidente, che dopo l’esperienza in team con Gente Guasta, pubblica l’album “Tutti gli uomini del Presidente”, in cui si proclama “fiero di essere un drogato leggero”.

Da menzionare l’inno pro-legalizzazione di Speaker Cenzou con “Stai come il merlo”, o “Il vizio”, una hit per i ganja lovers “dedicata a chi rolla” di Babaman, che ha collaborato ne “La pianta” dei Microspasmi. Inevitabile chiudere l’album dei vecchi ricordi con “Ohi Maria” degli Articolo31, il brano che J-Ax e Dj Jad fecero conoscere anche al pubblico dei media generalisti. Anche oggi, nella nuova ondata trap, non mancano canne in tutti i videoclip, continui riferimenti e brani-simbolo (vedi: “Marijuana” di Ghali).

La musica e le sostanze sono due mondi che, nell’ultimo mezzo secolo, sono stati strettamente connessi e il rap sembra quello che ha maggiormente flirtato con l’universo degli stupefacenti. A supporto di questa teoria, vi sarebbero addirittura due studi accademici, condotti nel 2008 negli Stati Uniti ed in Australia, che avrebbero dimostrato che «a fumare più spinelli sono i frequentatori degli eventi musicali rap» e che «in questo genere crescono le raffigurazioni positive che rendono l’uso di sostanze proibite decisamente cool».

E se in Italia il gangsta rap non ha causato, rispetto agli States, omicidi e sparatorie, è proprio la cannabis la maggiore causa di arresti tra gli esponenti del genere: tra i più rilevanti, quelli che hanno visto protagonista Gemitaiz, fermato e perquisito in strada, che ha patteggiato la pena, poi sospesa, di un anno e dieci mesi, e Noyz Narcos, assurdamente arrestato (ma prontamente liberato) dopo che le forze dell’ordine avevano annusato odore di marijuana provenire dalla sua abitazione. Nel tempo, nessun rapper ha mai avuto uscite pubbliche contrarie alla legalizzazione.

Nel luglio 2016, ad esempio, una decina di rapper (tra cui Clementino, Rocco Hunt, Ensi, Nitro e Mondo Marcio) ha preso parte ad un video di sensibilizzazione in vista della discussione alla Camera della proposta di legge. Fabri Fibra, in un’intervista rilasciata a Rolling Stone qualche mese fa, ha dichiarato di avere una dipendenza-ossessione dalla marijuana, senza la quale «non mangio, non dormo, non scrivo».

Chi invece ha allentato la presa è J-Ax, che, su Il Fatto Quotidiano, dimostrando un atteggiamento diverso rispetto ad anni fa, «affrontando la questione in maniera più razionale e non pensando più che la marijuana faccia bene e basta». Insomma, un dato è certo: senza la cannabis il rap non sarebbe stato il genere universalmente riconosciuto oggi.

 

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