Il ministro della Salute, Giulia Grillo

«Quello del Consiglio superiore della sanità è il parere di un organo consultivo, ma le decisioni le prende il governo e il divieto non è in discussione». Parole pronunciate dal ministro della Salute Giulia Grillo, e che riportano il sereno sul settore della cannabis light, dopo la dura giornata di ieri.

Il Css, emanando un parere che le era stato richiesto dal precendente ministro Beatrice Lorenzin, aveva invocato il divietto al commercio della cannabis light invocando il principio di precauzione ed affermando che si puà escludere che «il THC, anche se a basse concentrazioni, possa causare comunque problemi di salute». Un parere che ieri non avevamo esitato a definire “politico”, visto che i membri dell’attuale Css sono stati nominati dal precedente ministro della Salute, di orientamento proibizionista.

Le dichiarazioni di Giulia Grillo (M5S) gettano acqua sul fuoco. Il ministro ha assicurato che non vi è alcuna intenzione di vietare le infiorescenze di canapa, né tantomeno chiudere i growshop, specificando come la volontà sia piuttosto quella di «regolamentare il settore», come già chiesto anche dalle aziende che vi operano, come condizione essenziale per poter finalmente strutturare un settore in forte crescita ma ancora privo di garanzie sufficienti per imprenditori, commercianti e consumatori.

Nell’intervista Giulia Grillo ha anche parlato, in modo molto prudente, della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis che nella scorsa legislatura i 5 stelle avevano sostenuto («non è nel contratto di governo, se ne occuperà il Parlamento» e della necessità di potenziare l’accesso alla cannabis terapeutica per i malati, affermando che si tratta di «una priorità da risolvere valutando le capacità produttive dell’Istituto farmaceutico miliare di Firenze e rimuovendo gli ostacoli all’importazione dall’estero».

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