Nel Sahara occidentale è difficile vivere. Non solo per l’escursione termica di quasi 45 gradi tra il giorno e la notte, o per le tempeste di sabbia che si alternano a piogge torrenziali, ma anche per le condizioni delle abitazioni dei rifugiati che devono sopportare e resistere a tutto.

E’ il caso di un campo profughi presente ad Awsard, dove è cresciuto Lehbib Breica, prima di laurearsi e conseguire un master in efficienza energetica e dove grazie ad una collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha progettato e realizzato una casa con bottiglie di plastica riempite di sabbia.

Dalla forma conica le abitazioni risultano molto più stabili durante le tempeste, la plastica aiuta nell’isolare dalle piogge mentre la sabbia favorisce la coibentazione.

Il progetto era nato per la creazione di un giardino sospeso, ma l’applicazione reale ha dato origine alle prime 25 costruzioni nei campi di Awserd, Boujdour, Dakhla, Smara e Laayoune destinate alle persone più vulnerabili.

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