“L’ ho trovato in un fosso, mentre fuggivo, ai bordi della strada. Ho sentito piangere ed ho cercato. Se ne stava rannicchiato in un angolo, mezzo morto, povera creatura. Da allora non ha detto una sola parola, neanche una. Solo lacrime. Dio solo sa che cosa ha visto e sofferto. Qui ci rifaremo una vita. E riuscirò a farlo sorridere. Lui, ora, è la mia famiglia “.

Yaya è una piccola donna piagata dall’orrore. Da pochi giorni vive in una baracca improvvisata in uno dei tanti campi profughi al confine tra Sudan del Sud e Uganda che oramai ospitano, con scarsi mezzi, un milione e forse più disperati scampati al massacro. Si, perché massacro, peggio ancora genocidio, è quanto è in corso in Sud Sudan ad opera della soldataglia agli ordini del presidente Salva Kyir.

L’obiettivo è sterminare la minoranza Nuer ed altre etnie colpevoli di essersi ribellate al suo potere ed ai suoi appetiti sul petrolio di cui è ricchissimo il paese.

“I soldati del governo sono arrivati di notte. Hanno rubato ogni cosa, bruciato le case e poi hanno ucciso tutti. Ho visto morire mio marito ed i miei bambini. Noi donne, no. A noi toccava qualche ora di vita in più. Volevano divertirsi e ci hanno stuprate. Mia figlia è stata violentata per ore da più di dieci di loro. Poi finalmente il suo povero cuore ha smesso di battere. Anche io sono stata stuprata. Poi hanno creduto che fossi morta e sono andati via “.

Uccideteli tutti, soprattutto le madri ed i bambini”, è questo l’ordine impartito ai soldati dai loro comandanti ed ascoltato da un testimone che vuole restare anonimo. Rebecca ha visto con i suoi occhi gli effetti di questa bestemmia. Li ha subiti sul proprio corpo.

“Stavamo scappando, quando ci hanno trovate. Prima hanno ucciso i bambini. Poi hanno fatto spogliare le donne. Quelle che erano gravide sono state immediatamente eliminate. ho visto un soldato aprire con un machete il ventre di una mia amica e fare a pezzi il piccolino che era là dentro. Ha detto ridendo che così ci sarebbe stato un ribelle in meno. Poi ci hanno violentate tutte, fino alla morte. Non so neanche io come mi sono salvata”.

Innumerevoli testimoni raccontano le stesse orribili storie e testimoniano che nessuno muove un dito per fermare il massacro. Le truppe Onu ancora una volta fanno finta di non vedere. Eppure sono lì proprio per difendere la popolazione inerme. Tutti sanno e tutti tacciono di fronte a questo genocidio annunciato. Troppi gli interessi in ballo, troppe oscure alleanze.

Alla povera gente del Sud Sudan restano solo lacrime. Le infinite lacrime dell’ennesima ingiustizia che vede volontariamente sordi i potenti della terra.

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