Mentre nel mondo si moltiplicano le esperienze di legalizzazione della cannabis, a continuare a muovere passi indietro è proprio il paese che per decenni ha rappresentato il simbolo stesso della cannabis libera: l’Olanda. La progressiva chiusura dai Coffeeshop sembra inarrestabile, tanto da aver provocato l’allarme diretto dell’associazione dei proprietari (la Bond Van Cannabis Detaillisten), il cui presidente afferma che «entro 5 o 10 anni i caffè potrebbero diventare solo un ricordo».

OGNI MESE NE CHIUDE ALMENO UNO. Secondo l’ultimo censimento di fine 2016 sono 573 i dispensari di cannabis legale ancora attivi sul territorio olandese, erano 591 nel 2014 e 617 nel 2012. Una moria costante, che si protrae ormai da una decina d’anni. Nella capitale Amsterdam è ancora più evidente: la metà dei suoi Coffeshoop hanno chiuso negli ultimi due decenni. Negli anni Novanta c’erano 350 caffè distribuiti in città, oggi sono solo 175. Tra gli ultimi in ordine di tempo ad abbassare per sempre la serranda è stato il leggendario Mellow Yellow, il primo che aprì nell’ormai lontano 1967 aprendo la strada a tutti gli altri, vittima della legge che ha vietato la presenza di dispensari entro i 250 metri di distanza dagli istituti scolastici.

Il listino prezzi esposto in un Coffeeshop

LE ARMI DELLA STRETTA REPRESSIVA. Proprio la norma che vieta la presenza di Coffeeshops in prossimità degli istituti scolastici, introdotta pochi anni fa, è alla base della progressiva chiusura dei punti vendita. Una norma interpretata con crescente ristrettezza negli anni, fino alla chiusura del Mellow Yellow, che come unico istituto scolastico nelle vicinanze aveva una scuola per parrucchieri. L’altra norma ammazza-Coffeeshop approvata è stata quella del 2012 che vieta l’acquisto di cannabis da parte dei turisti, limitandola ai soli residenti. Questa ha comportato la chiusura di quasi tutti i dispensari presenti nelle città vicine alla frontiera, per ora la città di Amsterdam, il cui sindaco sta cercando di proteggere l’importante economia della cannabis e del turismo da essa generato, è rimasta esente dall’applicazione di questa legge, che sulla capitale avrebbe effetti devastanti.

LA SVOLTA PROIBIZIONISTA GUIDATA DAI LIBERALI. Le norme che stanno mettendo a serio rischio l’esistenza del primo sistema legale di distribuzione di cannabis in Europa a ovviamente radici politiche precise. Dal 2008 i Coffeshop si trovano sotto attacco principalmente da parte del centro-destra olandese, che ciclicamente tenta di farli chiudere attraverso dei cavilli. Prima (nel 2008) ci hanno provato grazie alla legge sul divieto di fumo nei locali pubblici, tentativo sventato dai Coffeeshop che hanno diviso i loro spazi per fumatori e non fumatori. Poi sono passati all’attacco con le due norme descritte sopra. L’ultima crociata in atto è quella contro gli oltre 70 dispensari presenti nel quartiere a luci rosse della capitale, che il governo vorrebbe far chiudere per non meglio precisate ragioni di ordine pubblico.

GLI EFFETTI NEGATIVI DELLA SVOLTA. Norme proibizioniste che (dicevano) di voler risolvere dei problemi, come se per impedire il consumo di cannabis tra i minorenni potesse bastare obbligarli a fare 250 metri di distanza da scuola, hanno invece prodotto prevedibili problemi aggiuntivi e di difficile soluzione. Vista la moria di “negozi di caffè” gli shops rimanenti sono presi d’assalto, con una domanda costantemente maggiore all’offerta, file perenni fuori dai locali, e quindi costretti a diminuire il rapporto umano coi clienti che, almeno in molti dispensari, prevedeva anche un minimo di supporto informativo utile proprio per i ragazzi più giovani e alle prime armi. Possibile che tutto ciò non sia un effetto collaterale, ma un preciso tassello della strategia governativa: trasformare i Coffeeshop rimanenti in problemi di ordine pubblico è un assist perfetto per proporre nuove misure repressive nel prossimo futuro. A pensar male si farà anche peccato, però…

 

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