Un progetto nato in India dai ricercatori dell’Indian Institute of Science  che puntano a dare vigore alla biodiversità lungo le rive del fiume Pinakini nella regione di Gauribidanur.

Grazie alla collaborazione del Dipartimento di Aerodinamica di Bangalore e del Dipartimento Forestale di Kolar un mese fa sono iniziati i primi esperimenti che vedono i droni come mezzo per la dispersione di sementi in aree difficilmente raggiungibili.

Un’iniziativa ambiziosa, dalla durata di tre anni, che ha l’intento di riportare la vegetazione originaria in un’area che si estende per 10mila ettari, lungo la catena montuosa del Doddaballapur, a nord di Bangalore.

Per aumentare la possibilità di germinazione i semi selezionati sono stati avvolti da terriccio e concime; grazie alla tecnologia dei droni sarà possibile geolocalizzare il percorso di semina e ripercorrere l’area a intervalli regolari per valutare i cambiamenti della flora. Garantire la biodiversità botanica è indispensabile anche per la fauna, che in queste zone vede uno spopolamento di uccelli, farfalle e scimmie.

Non è la prima volta che si utilizzano i droni per la riforestazione ed anche se con termini e scopi leggermente differenti, l’intento comune di agire contro i cambiamenti climatici e la minaccia della desertificazione permane.

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