Con lo scopo di aiutare la conservazione della barriera corallina è stata attuata in Belize una stretta collaborazione tra guide turistiche, ambientalisti, scienziati e pescatori. Tutto questo ha permesso dal 2006, anno in cui la barriera corallina fu dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, ad oggi una crescita del 35% del corallo. 

Si tratta del Sistema di barriere coralline mesoamericane, la seconda per grandezza al mondo, che corre parallela alla costa dello Yucatan fino al Belize per oltre 700 miglia marine, più di 1200 km.

Il piano di ripopolazione è partito un decennio fa e prevede l’impianto di alcune specie su scogliere poco profonde, il monitoraggio e la preservazione delle stesse. In questo lasso di tempo la barriera è cresciuta di oltre 90 mila esemplari e non certo per merito dell’uomo, ma potremmo dire, nonostante l’uomo.

La delicatezza dei coralli e i loro tempi di crescita rendono la barriera corallina in perenne equilibrio tra la vita e la morte. La diminuzione di pesci nei mari fa proliferare le alghe delle quali si nutrono, in particolare le macroalghe carnose che aumentano la loro popolazione a svantaggio del corallo. Oltre ciò l’aumento della temperatura dell’acqua come l’impatto dei complessi alberghieri e l’estrazione del petrolio sono tra le prime cause dell’assottigliamento delle barriere.

Ma l’importante crescita riportata dal Belize frutto dell’impegno e della partecipazione di tanti piccoli siti di controllo e studio disseminati lungo tutta la barriera, circa 300, fa ben sperare per il futuro di queste creature che nel resto del mondo, e in particolar modo nella barriera corallina australiana, stanno inesorabilmente morendo.

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