Quanto accaduto alla ditta Stashlogix del Colorado è un caso esemplare, il simbolo di tante attività imprenditoriali rimaste vittime degli attriti tra legge statale e federale negli Stati Uniti d’America.

La Stashlogix da oltre due anni importa dalla Cina contenitori per la conservazione e il trasporto sicuro di medicinali: borse imbottite del tutto simili a dei beauty da viaggio o alle sacche per l’attrezzatura fotografica, con la caratteristica di avere dei sistemi di chiusura a prova di bambino e tessuti che non lasciano passare odori.

E pare sia stata proprio questa peculiarità a crearle i problemi. Perché nonostante non ci sia alcun richiamo diretto all’uso della borsa per la conservazione della cannabis e anche se la spedizione arriva comunque in uno Stato dove l’utilizzo della cannabis è regolamentato a norma di legge, mille pezzi del valore di oltre 15 mila dollari sono stati confiscati alla dogana.

La questione è la seguente: in qualche ufficio federale hanno ritenuto che quelle borse servano per conservare droga, quindi la loro importazione non viene autorizzata. Non importa per cosa l’azienda ha progettato il proprio prodotto, ma l’uso che ne fanno gli acquirenti.

Oltre al danno economico di avere un capitale bloccato l’azienda ha dovuto provvedere a organizzare una produzione in loco dei suoi prodotti, con ulteriore spesa di materie prime e manodopera. Altro paradosso: importarle non si può, ma produrle localmente si.

Per la legge federale Usa è illegale il traffico di sostanze o di strumentazioni atte alla creazione, trasformazione e consumo delle stesse, un pò come accade alle Hawaii o come succede da noi con il caso delle farmacie multate, dove è considerata pubblicità il solo parlarne.

Quando la burocrazia fa a pugni con sé stessa gli unici a pagarne le conseguenze sono persone che cercano di fare il loro lavoro al meglio o gli utenti che necessitano di terapie specifiche.

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