Israele muove passi sempre più rapidi verso il mercato della cannabis terapeutica mondiale. Pochi mesi fa l’approvazione della legge che depenalizza il consumo di cannabis per i suoi cittadini, in contemporanea alla quale ha cominciato il lavoro anche un tavolo tecnico interministeriale incaricata di sviluppare nuove politiche, la quale ora presenta i primi risultati delle sue ricerche.

AVVIARE L’ESPORTAZIONE DI CANNABIS NEL MONDO. La commissione interministeriale, voluta dal ministro delle finanze, Moshe Kahlon, e da quello della sanità, Yaakov Litzman, ha raccomandato al governo di permettere alle aziende che producono cannabis terapeutica nello stato israeliano di avviare l’export in altre nazioni, calcolando che la misura potrebbe fruttare proventi di circa un miliardo di shekel annui (circa 236 milioni di euro). Il tavolo tecnico ha anche proposto che le autorizzazioni alla coltivazione rimangano, come ora, sotto lo stretto controllo del governo, senza liberalizzazioni.

METTERE A FRUTTO GLI INVESTIMENTI NELLA RICERCA. Attualmente sono otto i produttori autorizzati a produrre la cannabis per soddisfare le esigenze dei 30.000 pazienti che fanno uso di marijuana medica nel paese, realizzando infiorescenze, oli e prodotti commestibili. Ma sono decine quelli che hanno presentato domanda senza ottenere l’autorizzazione e che sperano di poter entrare nel mercato. Moshe Kahlon, il Ministero delle Finanze, ha dichiarato: «questa misura rafforzerebbe l’economia e l’agricoltura di Israele, permettendoci di sfruttare i risultati ottenuti dalla nostra ricerca in questo campo».

ISRAELE EPICENTRO MONDIALE DEL CANNABUSINESS. Da anni infatti Israele finanzia studi sulla cannabis terapeutica, ponendosi all’avanguardia mondiale. Ad aprile scorso il governo ha stanziato oltre due milioni di euro per finanziare 13 nuovi studi scientifici sulla cannabis in medicina e su nuove metodiche per ampliare la resa delle coltivazioni. Con l’obiettivo a lungo termine di sviluppare anche nuovi ceppi e nuove genetiche di cannabis. Mentre anche gli investimenti privati continuano a crescere identificando lo stato sionista come l’epicentro mondiale del business della cannabis medica.

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