Il capo della polizia, Franco Gabrielli

«Io sono un tradizionalista quindi dico no alla liberalizzazione e alla legalizzazione delle droghe leggere». Con questa motivazione il capo della Polizia Franco Gabrielli ha motivato la sua contrarietà ad ogni riforma delle leggi sulla cannabis, intervenendo nella trasmissione “In Viaggio con Francesco” in onda su Radio Uno.

«Non esistono droghe leggere e droghe pesanti – ha proseguito il capo della polizia – e l’esperienza insegna che molto spesso le droghe leggere sono l’anticamera di quelle pesanti. Non sono per la liberalizzazione o legalizzazione, sono, invece, per uno sforzo complessivo soprattutto per l’educazione».

Mentre negli Usa la polizia si è esposta in prima linea chiedendo la fine del proibizionismo e molti agenti hanno formato un’associazione che chiede la legalizzazione per essere destinati alla persecuzione dei veri crimini, ed anche in Italia il Siulp, ovvero il più rappresentativo sindacato di polizia, si è espresso in favore di una modifica delle leggi sulla cannabis, il capo della polizia italiana mostra ancora il volto del proibizionismo più conservatore, spinto oltretutto solo da motivazioni che nulla hanno a che fare con la razionalità che sarebbe richiesta ad un uomo delle istituzioni.

Gabrielli non ha potuto evidentemente contestare i dati che hanno spinto molte organizzazioni di polizia a sposare l’antiproibizionismo: diminuzione di spese, mezzi e personale per la repressione del consumo e loro destinazione alla persecuzione dei veri reati; incidenza del proibizionismo che riempie per oltre 1/3 le carceri di consumatori e piccoli spacciatori; diminuzione degli introiti per le mafie che gestiscono il mercato nero delle droghe. Per questo il suo “no” alla legalizzazione si basa solo su opinioni già più volte smentite dalla scienza e invoca una non meglio identificata “tradizione”.

Sperando non si riferisca alla stessa idea di “tradizione” che l’ha portato a difendere apertamente gli agenti che coprirono le torture avvenute durante il G8 di Genova, va annotato che la condotta tradizionale della polizia nei confronti dei consumatori di cannabis è stata in questi decenni contrassegnata più che altro dalla repressione, dalle perquisizioni nelle scuole e dall’arbitrio totale. Per il capo della polizia, evidentemente, va tutto bene così.

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