Non solo lana di vetro, lacca per capelli o metadone, nella cannabis prodotta dalla malavita organizzata potrebbe esserci anche l‘acido delle batterie per auto, sostanza che se inalata ha effetti nocivi pesantissimi. A confermare una eventualità della quale si vocifera da tempo sono state fonti investigative campane raccolte dal Fatto Quotidiano.

Le sostanze da taglio verrebbero inserite per due ordini di ragioni: alcune, come la lacca, semplicemente al fine di aumentare il peso dell’erba (e quindi il suo valore), altre come il metadone anche per aumentare gli effetti della cannabis, provocando assuefazione nei clienti che le centrali dello spaccio vogliono fidelizzare.

Il problema è che non c’è uno straccio di analisi attendibile. Non un laboratorio pubblico che analizzi la composizione della cannabis sequestrata per mettere in guardia i consumatori, non un servizio dove (come avviene in altri paesi) lo stesso acquirente possa fare analizzare la sostanza acquistata per sapere se è tagliata con sostanze nocive.

Questa sarebbe vera “riduzione del danno”. Ma in Italia vige ancora il proibizionismo più bieco ed oscurantista: “se fumi la droga devi accettare che ti puoi far male e noi non ti aiuteremo di certo a fartene di meno”, è più o meno il discorso tipico che regola la prevenzione in questo paese.

Per questo è impossibile sapere con certezza quali siano le sostanze da taglio contenute. Occorre affidarsi ai dispacci diffusi dalle forze dell’ordine, non nuove a confezionare bufale clamorose, o agli articoli troppo spesso sensazionalisti dei giornali, che ancora confondono la cannabis nociva della malavita con l’Amnesia Haze, una varietà di cannabis olandese che non ha nulla a che vedere con queste dinamiche.

Sull’esistenza di nuovi tagli sempre più nocivi esistono comunque ormai una quantità di informazioni che ci inducono a credere che qualcosa di vero ci sia, e non sia solo allarmismo: non solo le testimonianze dirette di alcuni ragazzi raccolte dal quotidiano Il Mattino di Napoli (sulla cui veridicità piena è sempre bene conversare una parte di scetticismo), ma anche le dichiarazioni di operatori deiSert che hanno dichiarato di aver rintracciato tracce di metadone in ragazzi che fumavano solo droghe leggere e delle analisi di laboratorio condotte in Svizzera che hanno rivelato tagli nocivi nella cannabis.

Ad ogni modo siamo di fronte a un’ulteriore prova di come il proibizionismo della cannabis nuoce innanzitutto alla salute pubblica, vietando l’autocoltivazione ed imponendo ai consumatori di rivolgersi al mercato illegale, acquistando erba potenzialmente nociva e priva di ogni controllo.

I rischi sanitari della cannabis risiedono nelle sostanze chimiche con cui è tagliata, in misura enormemente maggiore rispetto ai trascurabili rischi insiti nel Thc. Solo la legalizzazione dell’autoproduzione può permettere ad ogni consumatore di cannabis di porsi al riparo dai pericoli per la salute.

 

 

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