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Che ci si creda o no, dati alla mano, non c’è mai stato un tempo migliore per vivere.

Il problema è che non lo sappiamo, non ne abbiamo la consapevolezza. Ma questa non è una giustificazione. E’ nostro compito scoprirlo. Come? Anche semplicemente mettendosi uno zaino in spalla e andando, dove e come non importa. Ma chiunque di noi può farlo. E scoprirebbe così un mondo incredibile, dalle mille opportunità, dove c’è spazio per tutti… anche per i più sensibili e fragili di noi.

Per questo abbiamo l’obbligo di riconoscere la preziosità di ogni singolo giorno, senza permettere a niente e nessuno di distrarci da questo obiettivo. Nemmeno all’ostacolo più grande che potremmo mai avere, ovvero un grave problema di salute.
E’ un obbligo che va ad onorare quell’immensa fortuna che abbiamo avuto ad esser nati qui ed ora. QUI ed ORA.

Quando Robinson Crusoe si trovò disperso su quell’isola deserta, nel noto romanzo di Defoe, allo strenuo delle forze e delle sue speranze di sopravvivenza, giunse a un’importante riflessione: “Tutto il nostro malcontento per tutto quello che non abbiamo, mi pareva derivare dalla mancanza di gratitudine per quello che abbiamo.” Ecco cosa manca alla nostra generazione: la gratitudine.

In molti sono convinti che il futuro sarà un disastro e forse hanno ragione. Ma noi viviamo nel presente e il futuro dipende esclusivamente da noi. Spesso si tratta “solo” di punti di vista.

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” ci ha insegnato Seneca. E non è forse vero?

Non esiste alternativa alla sofferenza. La sofferenza fa parte del nostro percorso e del percorso di chiunque, è insita nel genere umano. E non possiamo pretendere che ci venga messo a disposizione un mondo senza sofferenza: possiamo invece batterci per cercare di ridurla, o meglio ancora per valorizzarla.

Non vedo né ribellione né anti-conformismo in chi decide di mollare: i veri ribelli non si rassegnano mai e i veri anticonformisti si nutrono delle loro battaglie contro l’omologazione.

Citando un altro grande del passato, Tolstoj, “per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente.”
Chi sono io per dire questo? Uno a caso. Sicuramente un privilegiato, se non altro perché quel bicchiere lo vedo (quasi) sempre mezzo pieno ma quando è oggettivamente vuoto, faccio del mio meglio per riempirlo. E spesso sono turbato, mi batto quotidianamente, sbaglio, ricomincio da capo e butto via tutto e di nuovo ricomincio e lotto e perderò eternamente. Ma so che questo significa vivere con onore. E questo provo a fare. Questo dovremmo provare a fare tutti.

Nemmeno a me questo sistema va a genio, anzi: così un lavoro me lo sono inventato, il sistema lo provo a cambiare nel mio piccolo e ho lottato e lotto per ciò che mi appassiona. Perché il mondo ha bisogno di persone che hanno scelto di vivere, con passione.

Siamo dove vogliamo essere e facciamo quello che vogliamo fare. Il resto è semplice geografia della scusa.

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