Flash

Nome e cognome: Joseph Saddler
Nazionalità: caraibico-americana
Gruppi: Grandmaster Flash and the Furious Five
Singolo di maggior successo: The Message

Originario delle Barbados, ma cresciuto nel Bronx, Joseph Saddler è riuscito ad evadere dalle difficoltà di una città (il Bronx degli anni 70) in cui tutto sembrava letteralmente andare a fuoco e l’anarchia regnava sovrana, grazie alla sua passione per la musica. Il padre ebbe il doppio ruolo di oppressore, a causa della sua indole violenta, e di ispiratore, grazie alla sua grande collezione di dischi che introdusse un giovane Grandmaster Flash all’ascolto ed all’amore per la musica.

L’accesso ai dischi del padre e la sua formazione professionale da elettrotecnico, facevano di Saddler il soggetto ideale, per un futuro guru dei dj. Dopo la scuola professionale Joseph si inoltra nella scena dj di New York e frequenta feste organizzate dai primi luminari di questa nuova arte. Passò poi, ancora adolescente, ad organizzare feste. Come disse Saddler in un’intervista «in discoteca, a noi ragazzini, non ci facevano entrare, così abbiamo dovuto crearci da soli il nostro intrattenimento». Così, in un Bronx martoriato da cattiva politica, criminalità e droga, queste feste, alimentate rubando energia dai pali della luce, fornivano ai giovani un momento di evasione e sperimentazione importante, per non parlare del fatto che segnarono la nascita della cultura Hip-Hop.

Il contributo di Saddler alla determinazione del rap è stato massicciamente tecnico. Flash non ne aveva soltanto definito le tematiche, ma aveva creato dal nulla la tecnologia e gli strumenti necessari perché potesse esistere. Innanzitutto è stato il primo ad utilizzare due piatti giradischi. Invece che limitarsi a suonare dischi, il dj cominciava a produrre musica, e poteva passare da una canzone all’altra senza interrompere il beat. Di base il dj usava porzioni di canzoni già esistenti (il break), per produrre un beat originale. Si doveva, per ogni traccia, trovare il punto in cui il ritmo di batteria diventava irresistibile, il break appunto, e suonarlo alternandolo ad un altro disco, o ripetendolo ancora ed ancora.

Festa dopo festa, Joseph divenne famoso per la sua destrezza coi giradischi e si guadagnò il nickname “Flash”. Lo stimolo ad affinare la sua tecnica nacque dalla competizione con un altro talentuoso dj del tempo Kool Herc, che, suonando nei club, aveva un impianto di ultima generazione. Così Flash decise di compensare ciò che gli mancava in volume, sviluppando una tecnica perfetta. Saddler fu il primo artigiano del montaggio sonoro e il suo successo gli valse un locale, il Black Door, su Boston Road, il cui angolo con la 169esima era il suo posto preferito per organizzare dei block party.

Flash iniziò a collaborare con rappers attorno al 1977, quando formò il suo gruppo Grandmaster Flash and the Furious Five. La loro musica, i loro testi, erano un murales infinito e confuso di dinamiche del ghetto, denunce socio-politiche con un messaggio palesemente agit-prop. Passarono però cinque anni prima dell’uscita del loro primo disco (The Message, 1982), ed il loro singolo del 1981 (The adventures of Grandmaster Flash on the wheels of steel), uno dei primi ad usare il sampling.

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Nel 2007 i Furious Five e Flash sono stati introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame, diventando il primo gruppo rap a riuscire nell’impresa. Joseph Saddler ha fatto qualcosa in più delle altre leggende della musica, non è partito da paradigmi esistenti per creare qualcosa di nuovo, no, la sua destrezza col giradischi, di paradigmi, ne ha imposti di nuovi, alzando vertiginosamente lo standard per i contemporanei e per i futuri Dj ed Mc.

a cura di Alberto Lopez
È prima di tutto un appassionato di musica. Mi piace argomentare, approfondire e ricercare; in generale, assorbire. Fra un allenamento di parkour e l’altro mi dedico all’antropologia, per vocazione e per deformazione educativa, alla scrittura ed all’insegnamento dell’italiano ai profughi richiedenti asilo che arrivano in Italia.

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