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La canapa come isolante «migliora l’isolamento termico del laterizio, attenuando di circa il 30% il flusso termico e diminuendo del 20% la trasmittanza termica». È uno dei risultati del recente studio effettuato dal centro ricerche ENEA di Brindisi che ha portato avanti il progetto Effedil. Sempre secondo lo studio, la canapa come isolante in bioediliza fa «diminuire del 20% la trasmittanza termica, vale a dire la facilità con cui un materiale si lascia attraversare dal calore. Inoltre la canapa ha una buona permeabilità al vapore acqueo, permettendo così di evitare la formazione di condensa».
Abbiamo contattato la dottoressa Vincenza Luprano dell’ENEA per saperne di più riguardo alle attività di ricerca che l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile sta svolgendo sulla canapa.

Nel progetto Effedil la canapa è stata studiata solo come isolante?
Uno degli obiettivi del nostro progetto era quello di mettere a punto un materiale di origine vegetale, prodotto localmente, da utilizzare come riempimento di laterizi per migliorarne le prestazioni energetiche sia dal punto di vista termico, che della traspirabilità, affinché potesse essere usato in ambienti a clima mediterraneo. Per questo abbiamo testato la canapa come isolante termico. Ne abbiamo comunque verificato in laboratorio le sue proprietà dal punto di vista di resistenza alla diffusione di funghi e muffe, di resistenza alla propagazione della fiamma e dal punto di vista acustico.

Secondo dati recenti l’edilizia tradizionale incide per il 30/40% sulle emissioni totali di CO2. La filiera della canapa in bioediliza è invece completamente carbon negative, cioè, dalla coltivazione al prodotto finito viene “sequestrata” dall’ambiente più CO2 di quella che viene immessa. Pensa possa essere una valida soluzione per l’edilizia del futuro?
Credo che la ricerca si debba spingere sempre di più nel cercare di rendere i cicli produttivi, anche nel settore edile, più sostenibili. Inoltre è quanto mai importante procedere con la riqualificazione edilizia dei nostri edifici anni ’50/’60 che sono dei veri e proprio colabrodo dal punto di vista energetico. Non abbiamo alternative se vogliamo preservare il nostro pianeta da un eccessivo inquinamento. Sicuramente l’uso di materiali vegetali in edilizia può aiutare molto questo processo nell’intero ciclo di vita di un prodotto, dalla culla alla dismissione.
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Ho letto che intendete creare una rete tra istituzioni, università, piccole e medie imprese locali e agricoltori, per aumentare il numero di occupati nella nostra terra e per migliorare la qualità della vita in maniera sostenibile. Quali saranno i primi passi concreti?
Come dicevo prima, ci stiamo adoperando per scrivere progetti di ricerca e sviluppo da sottoporre ai vari Ministeri (Sviluppo Economico e Ricerca Scientifica) e alla Regione Puglia, per cercare di creare una rete a livello locale che permetta un reale sviluppo del territorio. Un progetto di ricerca scritto insieme alle aziende, partendo dalle loro esigenze di mercato, ascoltando il parere delle associazioni di categoria, è sicuramente un buon legante per creare un rapporto di fiducia tra tutti gli attori dell‘innovazione ed inoltre permette ovviamente di ottenere delle agevolazioni fondamentali per tutti, in un momento di crisi come questo. Se poi il progetto ha successo è un passo in più verso l’innovazione dei prodotti, il che non può che portare nuova occupazione. Comunque stiamo finalizzando anche accordi con le varie parti sociali per svolgere attività di interesse pubblico in autofinanziamento. La strategia vincente per la ripresa di un territorio non può che passare dal lavorare insieme e confrontarsi sui vari temi di interesse.

Leggi l’intervista integrale su www.canapaindustriale.it

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