Scegliete un futuro. Scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

Forse uno degli incipit più famosi degli ultimi trent’anni, quello del celebre film cult Trainspotting, quasi con ironia e sarcasmo trasmette una riflessione molto profonda: che ruolo ha la droga nella vita delle persone? Ma, soprattutto, come condiziona i nostri rapporti con l’ambiente in cui viviamo?

Per trovare la risposta è necessario analizzare a fondo il significato di questa parola, i suoi usi nel corso della storia e gli stereotipi e pregiudizi presenti oggi nella mente delle persone.

L’uso di droghe come stupefacente è antico quanto il mondo, e ha toccato un po’ tutte le civiltà. Infatti, fin dai tempi più remoti, l’uomo ha sempre ricercato sostanze in grado di agire favorevolmente su psiche e corpo: per guarire le malattie, migliorare le prestazioni fisiche e intellettuali, indurre felicità e annullare ogni sgradevole sensazione psico-fisica, procurarsi il sonno, evadere dalla realtà, ottenere piacere o facilitare il contatto con la divinità.

Nell’antichità non esisteva il problema morale dell’uso delle droghe. Assumerle non era una questione di giusto o sbagliato, rappresentavano una parte fondamentale del rapporto con le divinità, un collegamento con la medicina, una connessione con il proprio corpo.

Erano utilizzate principalmente come sostanze enteogene per i riti di visione e di comunicazione con il divino: il Peyote (“pane degli dei”) in Messico, la Ayahuasca (“liana degli spiriti”) in Amazzonia e in America centrale, l’Iboga (“pianta miracolosa” o “albero della conoscenza”) in Africa occidentale, la Kawa (“bevanda amara, pungente, aspra”) nel Pacifico del Sud, la Cannabis sativa in Oriente.

Nelle centodieci pagine del Papiro di Ebers (ca 1545-1525 a.C.), una raccolta di settecento formule e rimedi curativi di vario genere provenienti dalla cultura medica egiziana, si ritrovano molte erbe e sostanze psicoattive come Oppio, Cannabis, Salice e Mandragora.

L’usanza di utilizzare sostanze psicoattive a fini cerimoniali continua anche presso Greci e Romani: oltre a vini e birre, usavano anche canapa, oppio e altre sostanze solanacee (giusquiamo, belladonna, mandragola) con suffumigi e incensi. Droghe erano utilizzate anche dai filosofi, poiché se inalate portano all’ebbrezza e procurano pensieri elevati.

Fu solo l’avvento del Cristianesimo, secondo il quale droghe e fede non possono coesistere (poiché le prime conducono a “falsi dei” distogliendo la fedeltà dal “vero Dio”), ad introdurre nelle masse i concetti proibizionisti. Esse furono recepite tra i concetti di “male” e di “peccato” dalla religione cristiana e di conseguenza messe al bando. Il divieto non riguardò soltanto l’uso religioso, ma anche quello medico.
Tutt’ora, infatti, la parola “droga” suscita un alone di oscurità e negatività, come un qualcosa da cui è bene starne alla larga.

Il filosofo settecentesco David Hume sosteneva che gli esseri umani non sono altro che un fascio di percezioni, stabilendo un legame intrinseco tra psiche e corpo. Basta perderci qualche secondo di riflessione per rendersi conto che le sue affermazioni non sono poi così campate in aria: come ci curiamo del nostro corpo, ci curiamo anche della nostra mente. Come?
Pensate al caffè o alla Red bull: sono considerate bevande stimolanti in quanto agiscono sul nostro sistema nervoso provocandone un eccitamento. Pensate alla camomilla o alla valeriana che agiscono sempre a livello mentale, ma con proprietà calmanti. Pensate a farmaci come Xanax, Frontal e Valeans che contengono benzodiazepine capaci di curare gli attacchi di panico ed i disturbi d’ansia.

In sintesi, ricorriamo a mezzi esterni per curare il nostro mondo interiore.

Perché allora scagliarsi tanto contro chi consuma cannabis? Non è un modo come un altro per ottenere determinati effetti sulla propria mente? C’è chi lo fa per semplice relax, chi per pensare più intensamente ed aumentare così la propria creatività, chi ancora per curare i disturbi provocati da varie patologie.

Il discorso è sempre lo stesso: qual è il prezzo da pagare per ricevere alcuni “benefici”?

Chi sniffa cocaina per rendere meglio al lavoro pensandoci bene non fa una cosa chissà quanto deplorevole. Il problema sorge nel momento in cui questa azione gli si ritorce contro provocandogli seri danni al cuore, alle arterie ed al cervello. L’LSD in piccole dosi può indurre veri e propri viaggi alla scoperta del proprio subconscio, ma con l’uso prolungato si rischia di andare incontro ad effetti collaterali quali i cosiddetti flashback, veri e propri trip inaspettati e a distanza anche di anni dall’ultima assunzione.
La cannabis, invece, non porta alcuno di questi effetti, a patto sempre di farne un uso moderato e responsabile.

Siate sempre portatori delle vostre idee, liberi da ogni stereotipo e pregiudizio. Sappiate fare un uso costruttivo di ciò che Madre Natura vi offre. 

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