Nome e cognome: Darrel Lance Abbott
Nazionalità: americana
Gruppi: Pantera, Damageplan
Singolo di maggior successo: Cowboys from hell

Come spesso è per gli shredder incalliti, ovvero per quei chitarristi che non indugiano in ritmi lenti ed adagiati ma sfrecciano con le dita sul manico della chitarra come avessero una gran fretta, anche Darrell “Dimebag” Abbott nacque sotto l’impietoso sole del Texas. Rispetto allo stile rock/blues, ma anche metal, di Chicago o di New York, i chitarristi dell’America del sud tendono spesso ad usare la velocità come veicolo di consegna del loro virtuosismo, mentre al nord si preferisce suonare un po’ meno note, ma stupire con l’abilità nel suonarle al momento perfetto.

Nato il 20 agosto 1966 a Ennis, Dimebag prese la chitarra in mano a dodici anni, distanziandosi subito dai gusti country del padre (musicista e produttore) e buttandosi su stili decisamente più duri. Più degli altri, come per molti giovani americani dell’epoca, lo colpì il quartetto mascherato dei Kiss, tanto che in un’intervista Darrell dichiarerà riguardo al loro chitarrista: «se non ci fosse stato Ace Frehley non ci sarebbe stato nessun Dimebag Darrell». Non a caso, quando nel 1981 Dimebag, insieme al fratello e batterista Vinnie Paul, fondò i Pantera, optò subito per uno stile glam-rock, sia esteticamente che musicalmente. Potrà sembrare strano, visto che i Pantera sono oggi conosciuti come una delle band trash-metal più dure, controverse e liricamente sfacciate di tutti i tempi ma, fatto sta, che cominciarono proprio con capelli cotonati e paillettes.

Pantera

Fu solo con l’abbandono del glam-rock e con l’arrivo del nuovo cantante Phil Anselmo e degli anni ‘90, che Dimebag porterà i Pantera al successo mondiale. Il nuovo corso della band prevedeva un sound puramente trash-metal, che non lascia spazio ad accenni pop, e molto in debito all’hardcore ma anche a tutti i grandi classici dell’heavy metal.

Fanno uscire il loro primo capolavoro nel 1990: Cowboys from Hell, il manifesto del loro nuovo sound. Il metal come lo suonava Dimebag era diverso, le sue sfumature blues (retaggio del sud), ottenute con l’ampio uso di scale pentatoniche, lo rendono più caldo e groovy di ogni altro chitarrista affine, senza rinunciare alla durezza della distorsione e dei riff. Le sfumature metal forniscono l’adrenalina, e gli inserti blues fanno venire voglia di muoversi, una combinazione perfetta, ottenuta con un cannoneggiamento preciso e costante dei tasti della chitarra, lo shredding.

Anche i loro lavori seguenti: Vulgar Display of Power (1992), Far Beyond Driven (1996) e The Great Southern Trendkill (1996), sono famosi fra gli amanti del genere per aver rappresentato un netto rialzo dello standard per chiunque, dopo la loro uscita, avesse voluto iniziare a suonare trash-metal.

Purtroppo, dopo il loro ultimo lavoro Reinventing the Steel (2000), la band si scioglierà, ma Dimebag ed il fratello Vinnie continueranno a spargere il verbo del groove-metal (come verrà definito lo stile dei Pantera), fondando i Damageplan. Se citiamo Darrell Abbott fra le leggende della musica, non è solo per il suo talento, ma anche per il modo impietoso in cui ci ha lasciato, sintomo di una società dalla morale incancrenita.

Dimebag fu infatti ucciso sul palco a colpi di pistola, l’8 dicembre 2004, durante uno show con i Damageplan a Columbus (OH), da un ex marine venticinquenne che stava assistendo al concerto. Altre quattro persone furono uccise prima che un poliziotto riuscisse a coglierlo di sorpresa e ad abbatterlo mentre teneva un ostaggio. Il movente è ignoto, ma l’ipotesi più accreditata è quella della questione in sospeso con il fratello e batterista di Dimebag, Vinnie, il quale si pensa fosse infatti il vero bersaglio.

Nella fossa della bara di Dimebag, l’amico Eddie Van Halen ha posato la sua famosa chitarra dalle fantasie nere e gialle, che era la preferita di Lance.

a cura di Alberto Lopez
È prima di tutto un appassionato di musica. Mi piace argomentare, approfondire e ricercare; in generale, assorbire. Fra un allenamento di parkour e l’altro mi dedico all’antropologia, per vocazione e per deformazione educativa, alla scrittura ed all’insegnamento dell’italiano ai profughi richiedenti asilo che arrivano in Italia.

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