Carlo Monaco è senza patente dal 20 giugno 2016. Doveva essere una sospensione di sei mesi, ma è passato un anno e ancora non può guidare e in pratica gli viene impedito di andare a trovare i genitori anziani e lo si obbliga a mille peripezie per andare al lavoro, nel centro culturale che ha fondato per aiutare altri malati: il Canapa Caffè di Roma.

Il suo è un caso limite, ma non dissimile da quello di tanti pazienti che dietro regolare prescrizione usano la cannabis per curarsi. Non ha mai avuto incidenti d’auto né commesso infrazioni al codice della strada, ma la patente non gli viene riconsegnata per il solo fatto che consuma cannabis.

La patente gli viene ritirata dopo un controllo da parte della polizia, che lo trattiene per una notte intera e dopo la perquisizione casalinga, in occasione della quale vengono ritrovati 70 grammi di cannabis, gli contesta il reato di possesso ai fini di spaccio. A nulla serve a Carlo mostrare agli agenti le ricette mediche che gli prescrivono l’uso di cannabis e quindi smentiscono ogni ipotesi di reato. In quell’occasione, a seguito delle analisi sull’uso di droghe richieste dai poliziotti, ovviamente positive, gli viene sospesa la patente per sei mesi.

Per Carlo Monaco inizia una vera odissea. Inizia a girare per Ausl, Commissariati e uffici vari cercando di avviare l’iter per riottenere la patente.Viene mandato a fare visite oculistiche, test psico-attitudinali e tre diversi test tossicologici. Nonostante questo la patente non gli viene riconsegnata. Il suo piano terapeutico prevede l’utilizzo di cannabis ogni giorno, la Commissione gli chiede di farne uno nuovo nel quale le cure a base di cannabis siano previste a giorni alterni in quanto, dicono, il decreto Lorenzin prescrive che chi usa cannabis non possa mettersi alla guida entro 24 ore dall’ultima assunzione, e con un consumo giornaliero le 24 ore di astensione non scattano mai.

In verità il decreto dice anche che deve essere la Commissione Sanitaria Locale a valutare caso per caso, ed infatti ad altri pazienti che fanno uso quotidiano di cannabis la patente è sempre stata rinnovata (ne abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo). Carlo comunque accetta e torna dalla Commissione con un nuovo piano terapeutico in cui il medico gli prescrive l’uso di cannabis a giorni alterni, per la cura dell’anoressia nervosa della quale soffre.

Presenta ricorso alla Commissione. Il ricorso viene accettato. Sembra la fine di un incubo, poi la doccia fredda: la Commissione chiede che si sottoponga al test del capello per valutare se consuma cannabis, oltretutto a sue spese. Cinquecento euro. Carlo torna con il suo avvocato: che senso ha fare l’esame del capello, sapete benissimo che consumo cannabis, sono qua per questo con delle regolari ricette? Cerca di farlo capire ai membri della Commissione.

La Commissione ritira la richiesta. Non sanno più che pesci pigliare e come da perfetto manuale della burocrazia se ne lavano le mani. Incartano tutta la documentazione e la spediscono al Ministero della Salute per ricevere direttive. Da allora è passato un altro mese e mezzo e dagli uffici del ministro Lorenzin non è ancora arrivata nessuna risposta. 417 giorni dopo Carlo Monaco è ancora senza patente. Nel frattempo migliaia di italiani che assumo psicofarmaci con effetti collaterali anche gravi sulla soglia di attenzione sono regolarmente alla guida sulle strade di questo strano paese fatto a forma di scarpa.

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