Le nostre città sono segnate da fiumi di asfalto che scorrono tra gli edifici, fiumi tempestati di rattoppi che nella stagione estiva emanano calore, aumentando la sensazione di torrido. Un’alternativa a idrocarburi, malte cementizie e colle esiste, si chiama massello autobloccante.

Quasi tutti conoscono il sampietrino, una tipologia di pavé in uso prevalentemente nell’Italia centrale caratterizzato da blocchetti di roccia lavica, la leucitite.
Nell’Italia settentrionale invece troviamo più comunemente il porfido, o bolognino, estratto in Trentino, nel Varese e in provincia di Brescia.
La caratteristiche che accomuna queste lavorazioni è la posa che viene fatta a secco, oltre alla possibilità di creare disegni e figure alternando forme e colori dei blocchetti.

L’evoluzione di questi pavé, che risale a prima all’epoca dei Romani, è la pavimentazione autobloccante, che riesce a risolvere tanti limiti intrinsechi all’utilizzo dell’asfalto, il primo fra tutti la manutenzione.
La posa rimane a secco, quindi nessun utilizzo di materiali inquinanti che esalano fumi tossici nella messa in opera; in caso di necessità sono amovibili per permettere lavori nel sottosuolo, con la possibilità di rimettere gli stessi in sede, quindi senza bisogno di rattoppi. La superficie ruvida permette un maggiore attrito ai pneumatici (ma anche alle suole delle nostre scarpe) aumentando la sicurezza stradale in caso di pioggia. Inoltre sono drenanti e permeabili, rendendo l’acqua piovana alla falde e non creando pozzanghere, anch’esse poco sicure. Godono inoltre di un ciclo di vita lungo che gli permette di essere utilizzati e riutilizzati per oltre 35 anni.

Fondere usi antichi con conoscenze moderne può essere la chiave per un vivere più consapevole. Ecco dunque che la tecnologia può dare la sostanza per (ri)creare forme antiche, generando per esempio materiali in grado di gestire lo smog delle città, tramite uno dei tanti processi che la natura ci mette a disposizione, come la fotocatalisi.

Attraverso la luce naturale e tramite un catalizzatore, questi speciali masselli autobloccanti ossidano le sostanze organiche e inorganiche inquinanti, decomponendole in sostanze non dannose per l’ambiente, come carbonati, nitrati e solfati che vengono successivamente portati alla terra tramite la pioggia.

Progettare città in modo ecocompatibile migliorando anche il nostro vivere si può, gestendo il verde in modo consapevole e attingendo al passato, seguendo le esigenze dell’oggi e pensando al futuro, che desideriamo felice ed è di tutti.

 

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