L’alimentazione è un abito sempre delicato, soprattutto negli ultimi anni, dove sono le (poche) multinazionali ad avere il controllo globale e a spartirsi il mercato, dove sono gli accordi economici internazionali che decidono cosa ci troveremo nel piatto.

In questo contesto generale, dove sembriamo essere schiacciati da movimenti più grandi di noi e a noi indipendenti, c’è chi è riuscito a farsi spazio, a pretendere per sé alimenti buoni, nel senso più ambio del termine: stiamo parlando della Svizzera.

Tutto iniziò quattro anni fa, quando l’Unione Svizzera dei Contadini (USC) si fece carico di depositare una proposta di legge popolare per la modifica della Costituzione elvetica. In un mese e mezzo furono raccolte 150mila firme di cittadini desiderosi di avere sulle proprie tavole cibi non solo controllati e sani, ma anche e soprattutto frutto di aziende nazionali.

La proposta venne sviluppata e tradotta in linguaggio legislativo e successivamente presentata ai cittadini sotto forma di  referendum che ha avuto un riscontro eccezionale. Essendo un referendum costituzionale oltre alla maggioranza degli aventi diritto al voto, occorreva anche quella dei cantoni. Tutto è stato ampiamente raggiunto, dato che quasi quattro su cinque votanti hanno espresso il loro voto favorevole, segnando il 78,7% per il sì.

Entra quindi nella Costituzione federale svizzera il nuovo articolo 104 sulla sicurezza alimentare che è composto in cinque punti: la tutela delle basi della produzione agricola; l’adeguamento della produzione alimentare alle condizioni e alle risorse locali; l’orientamento della filiera agroalimentare verso il mercato (e non verso le sovvenzioni statali); il ruolo complementare delle importazioni nell’approvvigionamento alimentare; il rispetto delle risorse e la lotta allo spreco alimentare.

La strada per rendere attuabile la nuova norma è appena iniziata, e prevede il rispetto della natura e dell’ecosistema, e a cascata dell’uomo e degli animali. Diminuire quindi l’impiego di pesticidi, promuovere la biodiversità e proteggere le terre coltivabili. 

Una strada che è segnata in salita, ma avere dalla propria parte la Costituzione non è cosa da poco.

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