Kemi Seba, un nome che in Italia dice poco o nulla ma che sta facendo, al tempo stesso, sperare gli africani e passare notti complicate alla Francia, ancora determinata a difendere con tutti i mezzi le sovrastrutture neo-coloniali con le quali continua a dominare le ex colonie dell’Africa nera. Un attivista giovane, di appena 35 anni, che vanta già quasi vent’anni di militanza, prima nella Nation of Islam, l’organizzazione che fu di Malcom X, e poi nel New Black Panthers Party.

Nato a Strasburgo, oggi vive in Senegal, dove nonostante gli ostacoli posti alla sua attività da parte del governo, continua a guadagnare consensi tra le masse, ispirate dalle sue teorie sul panafricanismo (ovvero l’unità che tutti i popoli africani devono avere nella ricerca della giustizia, del progresso e dell’indipendenza dalle potenze mondiali), l’autodeterminazione dei popoli e la necessità di una re-immigrazione, ovvero di convincere i tanti giovani neri emigrati nel mondo a rientrare in Africa per portare avanti la lotta.

Un leader carismatico che pone le sue basi teoriche nel nazionalismo africano e nell’antimperialismo, colpito da parte dei media da critiche di antisemitismo e razzismo verso i bianchi. Accuse pretestuose mosse verso un intellettuale d’azione, capace di vedere, soffrire e denunciare le violenze fisiche ed economiche prodotte da secoli nei confronti dell’Africa, degli africani e dei loro figli sfruttati nei sobborghi delle grandi città occidentali.

Ma non sono le sue idee in senso teorico a preoccupare tanto le élite, quanto una sua battaglia molto concreta, portata avanti da alcuni anni. Kemi Seba lotta infatti per l’abolizione del Franco CFA, ovvero la moneta imposta tutt’oggi dalla Francia a 14 ex colonie africane: Mali, Benin, Camerun, Costa d’Avorio, Ciad, Niger, Burkina Faso, Repubblica Centrafricana, Congo, Gabon, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, Senegal e Togo. Secondo Kemi Seba questa moneta, in vigore dalla fine della II guerra mondiale, è il mezzo principale attraverso il quale la potenza francese continua a soggiogare l’economia delle ex colonie.

In base agli accordi stipulati infatti, il valore del Franco CFA è ancorato a quello dell’euro, e quindi impedisce agli stati africani di svalutare la propria moneta per rilanciare l’economia e la produzione attraverso le esportazioni. Inoltre, tra i vicoli di adesione è prevista anche “la partecipazione delle autorità francesi nella definizione della politica monetaria della zona CFA”. Una pratica coloniale pura, ancora in vita a ormai mezzo secolo dalla fine formale del colonialismo.

Kemi Seba nelle sue denunce pubbliche contro il neocolonialismo si è spinto fino ad un atto simbolico, apparentemente di poco conto, ma prontamente utilizzato per fermarlo: ha bruciato una banconota da 5000 franchi CFA. La Francia ne ha chiesto l’arresto e il governo senegalese ha prontamente eseguito. Per questo Seba è stato rinchiuso e detenuto per diverse settimane, prima di essere rilasciato. La banconota bruciata è evidentemente solo un pretesto: il mezzo usato per fermare un uomo che lotta per cambiare il sistema che opprime il proprio continente. Come avvenne a Thomas Sankara, e tanti altri leader africani del passato diventati scomodi, le potenze mondiali cercheranno ancora di fermarlo. Di certo non si darà per vinto.

 

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