vaccino aidsSono passati sedici anni da quando i giornali annunciarono in pompa magna che in Italia era stato scoperto il vaccino contro l’aids, che sarebbe stato in grado non solo di curare i sieropositivi, ma anche di impedire di contrarre il virus alle persone sane. La notizia suscitò grandi speranze, tanto che l’allora ministro della Sanità, Rosy Bindi, parlò di uno “straordinario successo della nostra ricerca pubblica”. Dopo anni di silenzio è ora un’inchiesta a far luce sulla storia del vaccino alla malattia del secolo, scoprendo che in questi anni sono già stati spesi 49 milioni di euro di fondi pubblici, e quel poco che si è scoperto è passato in mano ai privati. Non solo, a venire a galla è anche un torbido intreccio di interessi privati, che fa presagire un nuovo, ennesimo, scandalo all’italiana.

L’INIZIO DELLA STORIA. A guidare il Centro nazionale Aids in seno all’Istituto superiore di sanità (Iss) che nel 1998 annuncia la scoperta è Barbara Ensoli, la quale affermava che il suo team di ricerca aveva scoperto come ottenere un vaccino sia preventivo che terapeutico tramite una proteina virale, la Tat. Tra a la fine del 2003 e l’inizio del 2004 prende quindi avvio la fase di sperimentazione, che coinvolge il Policlinico Umberto I di Roma, l’Istituto Spallanzani di Roma e il San Raffaele di Milano. Mentre a verificare i risultati è l’Istituto San Gallicano di Roma, la cui guida viene affidata poco dopo a Fabrizio Ensoli, fratello di Barbara. Non esattamente una garanzia di indipendenza.

RICERCHE FLOP E FINANZIAMENTI PUBBLICI. Pochi mesi dopo, mentre le ricerche sono ancora in corso, il team guidato dalla Ensoli annuncia che i test stanno dando “risultati esaltanti”. Così, nel 2005 il ministro della Sanità Francesco Storace attiva un finanziamento di 21 milioni di euro, seguiti da un altro finanziamento da 28 milioni concesso dal ministero degli Esteri, per attivare una seconda fase di sperimentazione in Sud Africa. La sperimentazione sul vaccino terapeutico (efficace sui sieropositivi) è tuttora in corso, mentre quella sul vaccino preventivo, teoricamente in grado di impedire di contrarre l’Hiv alle persone sane, è stata improvvisamente bloccata il 24 marzo 2014, quando si è scoperto che una delle proteine utilizzate, la Env (prodotta della multinazionale Novartis), era “non conforme alle linee guida europee sulle sperimentazioni”.

barbara ensoliLA SVENDITA AI PRIVATI. Barbara Ensoli non si scoraggia, ma anzi annuncia che “il vaccino sarà pronto nel 2018, ma servono altri 100 milioni di finanziamenti privati”. Ora l’inchiesta pubblicata da Altreconomia ha scoperto che lo studio del vaccino terapeutico (l’unico sul quale si sta ancora facendo ricerca) non è più in mano all’Istituto superiore di sanità: una parte rilevante dei brevetti è stato infatti ceduto alla Vaxxit srl, società privata nella quale il 70% delle azioni appartiene alla stessa Barbara Ensoli. Ma non solo, la Vaxxit ottiene anche una licenza esclusiva di utilizzo per 18 mesi, senza che sia stato al momento stabilito nessun accordo economico sulla gestione dei proventi futuri.

L’ENNESIMO SCANDALO ALL’ITALIANA. Quindi, ricapitolando: lo Stato ha finanziato per 16 anni la ricerca del vaccino, e ora l’unica parte dei brevetti potenzialmente remunerativa e utile per i malati (quella sul vaccino terapeutico) è stata ceduta a costo zero ad una società privata posseduta dalla stessa direttrice della ricerca. A chiedere di far luce sulla vicenda è ora Vittorio Agnoletto, già europarlamentare e fondatore della Lega italiana per la lotta all’Aids (Lila), che ha pubblicato una lettera aperta con 10 domande sulla vicenda, rivolte al presidente dell’Istituto superiore di sanità, mentre il Movimento 5 stelle ha presentato un’interrogazione alla presidente della Commissione sanità del Senato, Emilia De Biasi.

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