Mentre in Italia il fenomeno della vendita delle infiorescenze di cannabis light fa storcere il naso a bigotti e proibizionisti, in Canada sta avvenendo una vera e propria rivoluzione, e non solo per  l’annuncio della prossima legalizzazione il prossimo luglio, bensì per un’operazione di acquisizione che non ha precedenti nel settore, per un valore complessivo di circa 3.2 miliardi di dollari canadesi (circa 2,93 miliardi di euro).
A comprare è il colosso del settore Aurora Cannabis, che ha fatto un’offerta per rilevare la rivale MedReleaf con una valorizzazione di Borsa che è il 19 % in più dell’ultimo prezzo di Borsa della scorsa settimana, mica male per l’azienda che dopo la fusione si attesterà come leader mondiale del settore con una produzione annua stimata intorno a 570mila chilogrammi di cannabis; un prodotto che sarà destinato sia per uso terapeutico che ricreativo.

Così facendo Aurora diventa leader incontrastato in Nord-America e a livello mondiale e potrà sviluppare le sinergie per crescere ancora, mentre i soci di MedRealef avranno il controllo del 39% del capitale.

Un’operazione preannunciata da un’offerta amichevole che è stata facilitata anche dal fatto che Aurora ha triplicato il suo valore di Borsa da quando, nel 2013, la marijuana per uso medico è stata legalizzata in Canada, ben prima che lo stesso governo annunciasse l’intenzione di legalizzare anche l’uso ricreativo.

Questa colossale fusione avviene in un contesto internazionale in cui molti paesi stanno sperimentando svariate forme di legalizzazione nel mondo, un mercato in crescita anche nei prossimi anni con spinte antiproibizioniste che vengono proprio dai Paesi d’oltreoceano.


Un settore quello del cannabusiness che non rispecchia gli andamenti tradizionali del mercato in Borsa, di fatto ci si aspettava una vera e propria battuta d’arresto al settore, dopo le recenti dichiarazioni dell’Onu in cui si respingono e condannano gli esperimenti di legalizzazione della cannabis in atto nel mondo.

Intanto che in Canada si pensa di censurare la parola “marijuana” perché considerata offensiva, in Italia arranchiamo ancora a poter fornire la continuità terapeutica ai malati a cui si somministra cannabis, nella speranza che una multinazionale straniera venga a produrre le infiorescenze, o più semplicemente una cura, per conto nostro.

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