In Italia la cannabis dal punto di vista medico è legale dal 2007, quando l’allora ministro della Salute Livia Turco ha riconosciuto con un decreto l’uso in terapia del cannabinoide delta-9-THC e dei suoi omologhi.
Nel 2013, quando ad essere ministro della Salute era Renato Balduzzi, fu esteso il riconoscimento dell’efficacia per scopi terapeutici anche alla pianta di cannabis in forma vegetale e ai suoi estratti e preparati.

In Italia la sanità è gestita a livello regionale: è questo il motivo per cui, nonostante le norme a livello nazionale introdotte dal decreto del ministero della Salute alla fine del 2015, ogni Regione ha la possibilità di legiferare in materia.

Fermo restando che la cannabis in Italia è prescrivibile per qualsiasi patologia per la quale ci siano studi scientifici accreditati ed acquistabile in tutto il Paese a pagamento nelle farmacie che effettuano questa preparazione, ad oggi le regioni italiane che hanno introdotto dei provvedimenti che riguardano l’erogazione di medicinali a base di cannabis sono diverse: le 4 regioni italiane che non hanno ancora emanato leggi, norme o provvedimenti per regolare il settore sono Calabria, Molise, Trentino-Alto Adige e Sardegna, dove a giugno è stata depositata una proposta di legge.
In Alto Adige, nonostante non ci siano ancora provvedimenti regionali per regolare il settore, nel 2015 era stata approvata una mozione per “ottenere dal ministero della salute la licenza a produrre la cannabis medicale” che non hai poi avuto esito pratico. In principio era stata la Puglia a chiedere la possibilità di creare progetti pilota di produzione e coltivazione, seguita appunto dall’Alto Adige, Piemonte, Abruzzo ed altre regioni, ma ad oggi l’unico progetto di produzione e coltivazione di cannabis a livello medico in Italia autorizzato resta quello dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.
Le normative regionali convergono tutte nel disciplinare l’erogazione dei medicinali a carico dei propri Servizi sanitari regionali (SSR) per alcune patologie indicate, ma sotto altri aspetti presentano, però, una notevole disomogeneità: in alcuni casi i provvedimenti si limitano semplicemente a recepire quanto già stabilito dalla normativa nazionale, in altri sono previste delle specifiche competenze regionali. Di seguito uno schema delle situazioni regione per regione.

Abruzzo
Il Consiglio regionale abruzzese ha approvato il 4 gennaio 2014 la legge sulla cannabis entrata definitivamente in vigore a fine 2016. Secondo le disposizioni di tale provvedimento i medicinali cannabinoidi possono essere prescritti, con oneri a carico del SSR, da medici specialisti del SSR e da medici di medicina generale del SSR, sulla base di un piano terapeutico redatto dal medico specialista, per le seguenti patologie dopo aver provato i trattamenti tradizionali: riduzione del dolore associato a spasticità; riduzione del dolore cronico e con esclusione del dolore nella fibromialgia; riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.
Secondo Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista ed uno dei firmatari della proposta, sostiene però che la legge sarebbe però stata stravolta dopo l’introduzione di un comma “I medici specialisti del SSR autorizzati alla prescrizione dei medicinali di cui al comma 1 sono individuati con provvedimento di Giunta regionale” che limita le patologie per la quale può essere prescritta ed i medici che la possono prescrivere.

Basilicata
La legge regionale della Basilicata (“Disposizioni in materia di utilizzo di farmaci cannabinoidi nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale”) è stata approvata l’ 11 luglio 2014. Il testo prevede che la somministrazione dei farmaci cannabinodi per finalità terapeutiche possa avvenire in ambito ospedaliero, in ambito domiciliari e nelle strutture sanitarie private accreditate, e che sia effettuata nei limiti del budget aziendale, in coerenza con gli strumenti della programmazione aziendale. La somministrazione in ambito domiciliare può avvenire su prescrizione del Medico di Medicina Generale, con oneri a carico del Servizio Sanitario Regionale (senza specificare per quali patologie), sulla base del piano terapeutico redatto dal medico specialista ospedaliero che ha in cura il paziente. La legge impegna la Giunta regionale a promuovere campagne di informazione e di sensibilizzazione nei confronti degli operatori sanitari.

Campania
In Campania la legge regionale è stata approvata nel 2016 ed è entrata in vigore dopo che il governo l’aveva impugnata: venivano contestate il tipo di ricetta che il medico dovrebbe compilare per il paziente – la legge prevedeva la ricetta a ricalco al posto di quella ordinaria per sveltire le operazioni – oltre alla volontà di fare “promozione della ricerca e azioni sperimentali prodromiche alla produzione da parte di soggetti autorizzati”.
L’uso dei cannabinoidi è stato ammesso come trattamento per diversi sintomi (nausea, vomito, dolore, spasmi muscolari) e patologie come: disturbi d’ansia, disturbi post-traumatici da stress, diabete, artrite reumatoide. Ma anche sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale, dolore cronico, effetti da chemioterapia e radioterapie a da Hiv.
La cannabis in Campania sarebbe a carico dell’SSR senza limitazioni di patologie e senza far distinzione tra utilizzo in ambito ospedaliero o domiciliare.
Il problema è che la legge non è mai entrata in funzione. “L’utilizzo terapeutico dei principi attivi della cannabis in Campania è regolato dalla legge regionale n. 27 dell’8 agosto 2016 ma nonostante la normativa sia vigente né i medici, né gli specialisti dell’ASL di competenza, hanno informazioni come del resto le farmacie”. Ha denunciato di recente Maria Muscarà, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle e componente della Commissione Sanità che su sollecitazione di molti pazienti ha inviato una nota alla Direzione Generale Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale per ottenere notizie sull’attuazione della legge.

Emilia Romagna
La legge regionale in Emilia Romagna era stata approvata nel 2014 ma la delibera con il decreto attuativo è arrivata nel 2016. La Regione ha stanziato 1 milione di euro per coprire i costi dei farmaci e l’erogazione a carico del servizio sanitario regionale è prevista a partire all’1 settembre ma solo per la riduzione del dolore in favore di pazienti affetti da sclerosi multipla e del dolore neuropatico cronico in pazienti con resistenza ai trattamenti convenzionali. In tutti gli altri casi le spese sono a carico del cittadino. La prescrizione dei trattamenti con preparati vegetali a base di cannabis può essere effettuata da tutti i medici iscritti all’ordine professionale: sia dipendenti, sia convenzionati con il servizio sanitario regionale, sia liberi professionisti. Tutti però dovrebbero essere iscritti al portale Sole, dove la Regione ha messo a disposizione in formato digitale una scheda di prescrizione della cannabis, che è stato attivato da poco. La Regione ha inoltre definito il percorso per la prescrizione e la dispensazione dei farmaci a base di cannabinoidi, in modo da “favorire il corretto e omogeneo comportamento dei professionisti”.

Friuli-Venezia Giulia
In Friuli Venezia Giulia la legge regionale sulla cannabis a livello medico è stata approvata nel 2016. I cannabinoidi saranno acquistati in modo centralizzato dall’Egas e dispensati dalle farmacie del Servizio sanitario, ma la legge prevede che la fornitura di cannabis terapeutica possa avvenire attraverso le normali farmacie, secondo un accordo che dovrà essere stipulato nei prossimi mesi con le associazioni di categoria. L’accesso gratuito ai cannabinoidi sarà possibile solo per precise patologie: la riduzione del dolore associato a spasticità in caso di sclerosi multipla o malattie neurodegenerative come la Sla, per il trattamento della sindrome di Tourette, per l’analgesia del dolore cronico neuropatico, per la riduzione del dolore cronico terminale. L’inizio del trattamento con farmaci cannabinoidi a carico del Ssr avvenga sulla base di una prima prescrizione effettuata dai centri specialistici ospedalieri pubblici e privati inseriti nella rete delle cure palliative e della terapia del dolore, nonché dalle neurologie del Ssr. La terapia potrà quindi proseguire a livello domiciliare grazie alla prescrizione da parte del proprio medico di medicina generale, sulla base del piano terapeutico redatto dai centri specialistici. La Regione si impegna a promuovere periodicamente iniziative di informazione dirette ai medici e ai farmacisti operanti nella regione al fine di favorire la conoscenza degli ambiti e degli effetti della cura con farmaci cannabinoidi.

Lazio
Con il decreto 151, approvato il 21 aprile 2017 e firmato dal commissario della Sanità e presidente della Regione Nicola Zingaretti, anche nel Lazio è stata approvata una legge che regolamenta la cannabis terapeutica. Saranno solamente 3 le categorie di pazienti a cui potranno essere prescritti medicinali a base di cannabis in maniera del tutto gratuita tramite il Servizio Sanitario Regionale che si farà carico dei costi e sono tutte inerenti al dolore cronico in diverse patologie: per il dolore cronico legato a spasticità “di grado moderato severo, in pazienti affetti da sclerosi multipla, non adeguatamente controllato con terapie convenzionali”, con la prescrizione del neurologo; per lenire il dolore per lesione del midollo spinale “non adeguatamente controllato con le migliori terapie analgesiche farmacologiche a base di oppioidi” o nei casi in cui ci sia intolleranza a quelle terapie, anche in questo caso serve la prescrizione del neurologo. Per ridurre il dolore del paziente oncologico, sempre in caso di inefficacia o intolleranza di altri farmaci, “su prescrizione degli specialisti di cure palliative”. Tutti gli altri pazienti ai quali verrà prescritta la cannabis terapeutica (su ricetta non ripetibile) la troveranno a pagamento nelle farmacie galeniche che effettuano questo tipo di preparazione.

Liguria
In Liguria una legge regionale sulla disciplina dei farmaci a base di cannabis è stata approvata nel 2012 e poi modificata nel 2013 che prevede che i farmaci cannabinoidi possano essere prescritti dal medico specialista del Servizio Sanitario Regionale e dal medico di medicina generale dell’SSR, con oneri a carico del Servizio Sanitario Regionale, sulla base di un piano terapeutico redatto secondo le specifiche disposizioni previste dalla normativa vigente. Nel 2016 è stato invece pubblicato un regolamento per la somministrazione dei cannabinoidi a livello regionale secondo il quale pazienti devono rivolgersi al centro di medicina del dolore e cure palliative, dell’Asl di appartenenza o, nell’area metropolitana di Genova e che le farmacie delle aziende e enti ospedalieri possono erogare medicinali prescritti dagli specialisti delle stesse aziende. Per i pazienti sotto i 25 anni, invece, la prescrizione è demandata al Gaslini. Secondo il commissario straordinario dell’Ars, Walter Locatelli, la cannabis: “Va riservata ai casi in cui non si possa ricorrere ad altre soluzioni terapeutiche in commercio perché inefficaci, oppure si voglia sfruttare la sinergia con terapie, già in corso, per contenere gli effetti collaterali”.

Lombardia
In Lombardia una vera e propria legge non è mai stata approvata. Da 4 anni c’è una proposta di legge del Movimento 5 Stelle che non è mai stata discussa, alla quale si è affiancata una legge di iniziativa popolare corredata da oltre 6mila firma presentate dai Radicali grazie alle firme raccolte dall’associazione milanese Enzo Tortora. Nel 2016 è iniziata una sperimentazione con la cannabis per il trattamento di SLA e sclerosi multipla finanziata dalla regione, grazie ad un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle, con la consigliera Iolanda Nanni come prima firmataria, che ha avuto l’effetto di spaccare la giunta Maroni: è passato con 34 voti favorevoli contro 32 contrari. Sempre nel 2016 la Regione ha dato il via libera alle cure a base di cannabis con le regole di sistema. Il Pirellone ha recepito il decreto del ministero della Salute del 2015. In Lombardia, la cannabis è disponibile a pagamento per tutti i cittadini e attualmente non è prevista dispensazione a carico del servizio sanitario regionale.

Marche
Nelle Marche la legge regionale era arrivata nel 2013, ma non è mai stata attuata. Ad ogni modo la Commissione Sanità del Consiglio regionale delle Marche ha da poco approvato il testo di legge sull’uso terapeutico della cannabis nell’ambito del Ssr. Per il presidente della Commissione Fabrizio Volpini (Pd) è stata scritta “una pagina molto importante perché si dà la possibilità a pazienti con problemi importanti di salute di avere risposte terapeutiche che non hanno avuto dalle terapie tradizionali”.
Tra i punti essenziali, la varietà delle preparazioni magistrali comprese: inalazioni, decotti e oli. Significativa, secondo la relatrice di minoranza, Romina Pergolesi (M5S), la parte che prevede l’avvio di progetti sperimentali.

Piemonte
La legge regionale piemontese è stata approvata nel 2015, recependo il decreto del ministero della Salute di fine 2015. La legge riconosce il diritto dei pazienti a farsi prescrivere i farmaci cannabinoidi dai medici, da usare in ospedale e a domicilio, adeguata informazione ai medici e al personale sanitario, ma anche ricerca e sperimentazione coinvolgendo le università piemontesi. Nel biennio 2015-16 sono stati stanziati 400 mila euro per il rifornimento dei farmaci. Le patologie per le quali può essere prescritta a carico dell’SSR sono: analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) resistente alle terapie convenzionali; analgesia nel dolore cronico quando trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace; effetto anticinetosico ed antiemetico nella nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV, che non può essere ottenuto con trattamenti tradizionali; effetto stimolante l’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa, che non può essere ottenuto con trattamenti standard; effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alle terapie convenzionali; riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette che non può essere ottenuta con trattamenti standard.

Puglia
La Puglia aveva creato una delibera nel 2010, anche se la legge vera e propria è arrivata nel 2014. La legge pugliese che dispone “Modalità di erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”, prevede che il costo dei farmaci cannabinoidi importati dall’estero è rimborsabile dal Servizio Sanitario regionale per le seguenti patologie: l’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) resistenti alla terapia tradizionale; l’analgesia nel dolore cronico (con particolare riferimento al dolore neurogeno) in cui il trattamento con antiinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rilevato inefficace; l’effetto anticinetosico e antiemetico nella nausea e vomito causati da chemioterapia , radioterapia, terapia per Hiv, che non può essere ottenuto con trattamenti tradizionali; l’effetto stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici, affetti da Aids, e nell’anoressia nervosa, che non può essere ottenuto con trattamenti tradizionali; l’effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alle terapia convenzionali; la riduzione dei movimenti nella sindrome di Gilles de la Tourette;
le condizioni per la rimborsabilità prevedono che l’inizio del trattamento avvenga in ambito ospedaliero e quindi che sia prescritta da uno specialista autorizzato all’interno di un piano terapeutico. È prevista la gratuità anche dopo la dismissione per garantire la continuità terapeutica. Ad ogni modo fare riferimento alla propria AUSL perché la situazione può variare da provincia a provincia.

Sardegna
In Sardegna è stata presentata una nuova proposta per una legge regionale. Si tratta di un nuovo tentativo  dopo la bocciatura, lo scorso 24 maggio, di un altra proposta di legge regionale. “L’utilizzo della cannabis per finalità terapeutiche è lecito in Italia – ha dichiarato Paolo Zedda – serve però che la Regione sarda approvi le norme di attuazione per garantirne l’acquisto a carico del sistema sanitario nazionale”.

Sicilia
In Sicilia la cannabis è stata disciplinata nel 2014 con una delibera sull’ “Erogazione dei medicinali e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche” che prevedeva la rimborsabilità dei farmaci a base di cannabis se prescritti in ambito ospedaliero, ma non è mai entrata in vigore. Ad oggi i pazienti si recano ad acquistarla nelle farmacie che effettuano questo tipo di preparazione, pagandola indipendemente dalla patologia.

Toscana
La Toscana è stata la prima regione a creare una legge sulla cannabis terapeutica nel 2012, con alcune modifiche apportate nel 2014 che hanno tra l’altro consentito che potesse essere prescritta da tutti i medici, anche da quello di base. Il trattamento a carico dell’SSR è previsto per pazienti affetti da dolore neuropatico, dolore oncologico, sindorme di Tourette e sclerosi multipla; deve iniziare in strutture ospedaliere pubbliche o private convenzionate dietro prescrizione di uno specialista e può proseguire anche in ambito domiciliare.

Trentino-Alto Adige
L’unico provvedimento è una delibera della provincia autonoma di Trento del 31 maggio 2016 che prevede la prescrizione a carico del servizio sanitario provinciale per 3 condizioni mediche: “analgesia nella spasticità associata a dolore nella sclerosi multipla resistente ad altri trattamenti e nelle lesioni midollari e l’analgesia nel dolore neuropatico o nel dolore oncologico terminale”.

Umbria
Il consiglio regionale dell’Umbria nel testo approvato il 17 aprile 2014 (Disposizioni per la somministrazione ad uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi) ha stabilito che l’erogazione di farmaci cannabinoidi per finalità terapeutiche può avvenire sia in ambito ospedaliero o in strutture ad esso assimilabili che in ambito domiciliare. La spesa per tali farmaci resta a carico del Servizio sanitario regionale solo qualora il medico che fa la prescrizione sia alle dipendenze del Servizio sanitario regionale e utilizzi il ricettario del Servizio sanitario regionale. Il testo dispone, inoltre, l’istituzione di un apposito comitato tecnico-scientifico. Tale organo, oltre a definire i protocolli attuativi della legge, ha il compito di promuovere campagne informative rivolte ai pazienti umbri e corsi di aggiornamento e formazione per gli operatori sanitari. In una recente

Valle D’Aosta
In Valle D’Aosta il via libera alla cannabis terapeutica è arrivato all’inizio del 2016 tramite una circolare firmata dall’Usl per informare i medici sulla possibilità di prescrivere questi preparati, come previsto dal decreto del ministero dello Salute del 9 novembre 2015. Non è presente una legge regionale.

Veneto
In Veneto il consiglio regionale approva il 28 settembre 2012, la legge n. 38: “Disposizioni relative alla erogazione dei medicinali e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”. Il provvedimento dispone che i medicinali cannabinoidi possano essere prescritti, con oneri a carico del Servizio sanitario dal me-dico specialista del SSR e dal medico di medicina generale del SSR, sulla base di un piano terapeutico redatto dal medico specialista. Gratuità prevista solo in questi casi a patto che le terapie convenzionali non abbiano funzionato: analgesia nel dolore cronico correlato a spasticità di grado moderato severo in pazienti con sclerosi multipla; analgesia nel dolore cronico correlato a spasticità di grado moderato severo in pazienti con lesione del midollo spinale; analgesia nel dolore neuropatico cronico, di grado moderato severo; analgesia nel paziente oncologico sintomatico con dolore cronico, di grado moderato severo.

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