posto di bloccoAlmeno diciotto ore dopo aver fumato per non risultare più positivi, e livelli di Thc rilevati non attendibili e con grandi sbalzi tra un controllo e l’altro per a parità di consumo. Sono i due risultati salienti di una ricerca sul controllo dei livelli di Thc tramite il test salivare, metodo che si sta imponendo in tutta Europa e in uso anche in Italia, seppur non in tutte le province.

La ricerca è stata effettuata dall’Università di Aix-Marseille. 18 persone hanno partecipato all’esperimento, per il mese precedente hanno dovuto astenersi dal fumare cannabis, e poi hanno assunto una sigaretta con 20 mg di Thc. Dopo l’assunzione e a intervalli di tempo stabiliti ad ogni partecipante è stato effettuato 16 volte il test salivare e quello del sangue e 6 volte quello delle urine.

La prima sorpresa è stata la grande volatilità dei risultati. Il risultato minore riscontrato con il test salivare è stato di 55 ng/ml, mentre il più alto è stato un incredibile 120.000 ng/ml. Oltre a questi due casi estremi si sono comunque verificati test con risultati molto diversi. Lo stesso è avvenuto con i test sul plasma, con un minimo di 1,6 ng/ml e un massimo di 160 ng/ml.

Secondo gli autori dello studio (consultabile integralmente a questo link) i risultati della ricerca dimostrano che i test in uso per la cannabis sono in grado di provare se c’è stato o meno un consumo nell’ultimo periodo, ma non riescono a dimostrare quando questo è avvenuto, in quali quantità e se l’automobilista è o meno sotto effetto del Thc al momento della guida.

Infatti, non solo i risultati sono inattendibili riguardo le concentrazioni di Thc, ma lo sono anche per quanto concerne i tempi di assunzione. Tra i partecipanti alcuni sono risultati negativi al test della saliva a distanza di 18 ore dall’assunzione, mentre per altri sono state necessarie addirittura 48 ore. Migliori i risultati nei test sul sangue, dove la negatività si riscontra tra le 2 e le 12 ore dopo il consumo. Mentre si conferma l’inattendibilità totale dei test delle urine, dove la negatività si è verificata in media a ben 18 giorni di distanza dall’assunzione.

In definitiva si conferma che nessuno tra i test attualmente in uso può ritenersi scientificamente attendibile per dimostrare se il testato sia o meno sotto effetto di cannabis al momento del fermo. Una circostanza che però le leggi nazionali (non solo in Italia, ma in tutta Europa) non riconoscono, comportando così il rischio di molti casi di ritiro della patente ad automobilisti che non si trovano sotto effetto di cannabis.

Ma in Italia l’inefficacia dei controlli può avere effetti molto più pesanti. Dopo l’introduzione del reato di omicidio stradale, infatti, la legge prevede una pena da 8 a 12 anni di carcere per chi provoca la morte di una persona guidando sotto effetto di droghe (contro i 2/7 anni per chi causa una morte per semplice violazione del codice stradale). Il rischio, peraltro già denunciato da avvocati ed associazioni, è quello di condannare a pene durissime persone che in verità non erano affatto sotto effetto di alcuna sostanza psicotropa.

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