THC la nuova drogaNon si placano le polemiche attorno all’assurdo servizio andato in onda al Tg regionale del Piemonte nel quale si definiva il Thc come una nuova e pericolosissima droga. Dopo le scuse della redazione e il comunicato della Asl 2 di Torino (che ha preso le distanze dal servizio) ora è muoversi è il senatore piemontese del Movimento 5 Stelle Alberto Airola che ha presentato un’interrogazione alla commissione di vigilanza Rai sull’accaduto.

L’interrogazione, co-firmata dal senatore del M5S Alfonso Ciampolillo, definisce «sconcertante assistere nell’ambito di un telegiornale RAI a codesta grave e profonda disinformazione ad opera non solo di chi ha firmato il pezzo ma anche dell’intera redazione che ne ha consentito la diffusione». Inoltre si rileva «la gravità delle conseguenze allarmistiche di tale diffusione, paventando il servizio in questione cure psichiatriche per i giovani coinvolti, ovvero giungendo addirittura ad ipotizzare – in modo del tutto apodittico – la prostituzione di ragazzine per procurarsi la nuova micidiale droga».

Nell’interpellanza si procede anche a richiedere provvedimenti da parte della Rai, in particolare chiedendo di sapere «se la Rai non ritenga di dover garantire un’informazione corretta, obiettiva e imparziale; quali misure la Rai intenda adottare per migliorare la qualità dell’informazione trasmessa sui suoi canali; se la Rai, pur nel rispetto dell’autonomia giornalistica, non ritenga di porre rimedio a quanto più sopra esposto prendendo i consequenziali provvedimenti (anche disciplinari) nei confronti dei responsabili della censurabile condotta descritta».

L’interrogazione, unita alla denuncia fatta da Dolce Vita e da altri siti e blog ed alle proteste di molti utenti Rai pare aver già raggiunto comunque alcuni effetti. Stando a quanto trapela, infatti, nella sede Rai piemontese si parla di possibili dimissioni e provvedimenti disciplinari verso i protagonisti del servizio. A questa eventualità ha accennato lo stesso Alberto Airola in un comunicato su Facebook nel quale ribadisce che più che la cacciata di capri espiatori il Movimento si aspetta che il Tgr torni a fare servizio pubblico.

«Non chiediamo dimissioni – ha scritto – ma una corretta informazione sulle proprietà mediche e curative, alimentari, industriali e artigianali di questa pianta eccezionale che abbiamo sempre coltivato in Italia e la cui legalizzazione porterebbe benefici economici e posti di lavoro nonché un contrasto efficace a mafia e terrorismo internazionale. Questo è il modo giusto per riparare al danno».

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