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La proposta di legge per la regolamentazione della filiera della canapa industriale è stata approvata in Senato all’unanimità: ora anche il nostro Paese avrà delle norme chiare che regolano la produzione di canapa industriale e la relativa filiera.

Come abbiamo scritto ieri su canapaindustriale.it, dando la notizia in anteprima, l’approvazione di questa legge è un momento storico per tutto il settore. Nonostante la coltivazione di canapa industriale non sia mai espressamente stata vietata nel nostro Paese, la mala interpretazione delle leggi antidroga ha portato le forze dell’ordine ad arrestare e sequestrare le coltivazioni di chi negli anni ’70 e ’80 aveva provato riprendere la coltivazione della canapa da fibra o da seme. Questa situazione di incertezza si è protratta fino al 1997, anno della circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali contente disposizioni relative alla coltivazione della Cannabis sativa, integrata poi della circolare n.1 dell’ 8 maggio 2002. Ora ci sarà una legge quadro in grado di dare una spinta ad un settore in cui eravamo i primi al mondo per la qualità del prodotto fino agli anni ’50 del ’900.

UTILIZZI. Secondo quanto prevede l’articolo 2 della nuova legge gli ambiti di utilizzo consentiti per la canapa coltivata sono: alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori; semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico; materiale destinato alla pratica del sovescio (quindi come fertilizzante); materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia; materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati; coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati; coltivazioni destinate al florovivaismo.

OBBLIGHI PER IL COLTIVATORENon sarà più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2%. Quindi significa che la comunicazione alla più vicina stazione forze dell’ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) tramite un modulo denuncia, NON è più necessaria.
Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente.

FINANZIAMENTI. Sono previsti finanziamenti nell’ordine massimo di 700mila euro l’anno “per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa”.

CONTROLLI E PERCENTUALE DI THC. La percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli verranno eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore, e gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche.

Dopo 15 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale la legge entrerà definitivamente in vigore ed il ministero della Salute avrà 6 mesi di tempo per legiferare su una questione che sta a cuore a tutti i produttori di canapa ad uso alimentare e cosmetico, e cioè la percentuale di THC che può essere contenuta nei prodotti per la cura del corpo e nei cibi ad uso umano.

Da quella circolare del 1997 ci sono voluti 19 anni per avere una legge quadro che regoli il settore in vista delle sfide globali che aspettano i nostri canapicoltori. Mentre in generale, complice il proibizionismo che ha demonizzato questo vegetale dalle mille virtù, siamo passati dagli oltre 100mila ettari coltivati ad inizio del 1900, ai circa 3mila coltivati nel 2015.

La realtà odierna è che da un lato abbiamo il sole, la terra e le caratteristiche climatiche ideali per tornare a produrre la migliore canapa del mondo, e dall’altro c’è da costruire una moderna filiera agro-industriale della canapa italiana. Una sfida difficile ma nella quale possiamo giocare le nostre carte, contribuendo a costruire un’idea di futuro diversa, ed un’economia più in sintonia con l’ambiente in cui viviamo. Senza dimenticare il valore aggiunto del made in Italy che può rappresentare una spinta non da poco nell’ottica delle sfide che la rinascita di una filiera della canapa nostrana può offrire in tutti i settori di produzione.

QUI il testo definitivo della legge con l’iter parlamentare.

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