brigate solidarieta attivaLe Brigate di Solidarietà Attiva non dovrebbero esistere. Non in un Paese moderno ed organizzato come quello in cui a volte crediamo di vivere.
Siamo uno degli stati a maggior rischio sismico d’Europa eppure ad oggi non esiste ancora una legge sulla vulnerabilità sismica degli edifici. E ogni volta che la terra trema, è emergenza, è distruzione, è scandalo e polemica.
Le BSA sono nate per andare oltre a tutto questo e intervenire, subito e dove più c’è bisogno.

In breve: chi siete e cosa fate?
Siamo un’associazione di aiuto concreto e diretto, che nasce dal popolo per il popolo. Portiamo sostegno a chi è rimasto senza una casa e un lavoro dopo il terremoto e che non ha le possibilità materiali per ricominciare a vivere. Abbiamo aiutato i braccianti di Nardò ad emanciparsi dallo sfruttamento del caporalato. Sostenuto i lavoratori in lotta con casse di resistenza. Lo abbiamo fatto per ritessere dal basso quel filo comune di una solidarietà tra pari che odia l’ingiustizia sociale ed il capitalismo che la genera.

Brigate di Solidarietà Attiva: da dove nasce questo nome?
Brigata perché siamo una famiglia. Solidale perché non c’è differenza tra noi e coloro che sosteniamo. Attiva perché è nostro obiettivo spingere e stimolare le popolazioni alla propria emancipazione e autodeterminazione.

bsaChe cosa significa che “non amate fare assistenzialismo puro”?
Significa che l’assistenza materiale e non solo che portiamo sui territori non vuole schiacciare le persone nella passività e nell’accettazione di ciò che altri ritengono giusto al loro posto. Vogliamo piuttosto attivare la voglia di autodeterminarsi e di emanciparsi.

Quanti siete e quanti invece dovreste-vorreste essere?
Abbiamo aperto il primo nostro campo ad Amatrice poche ore dopo quel terribile 24 agosto. Da subito centinaia di persone ci hanno chiesto di poter dare una mano. Ad oggi i campi e i nostri centri d’azione sono triplicati cosi come i volontari che si sono uniti a noi. Non ci aspettavamo una partecipazione così alta.

Non temete che questa “situazione di emergenza” possa in realtà diventare quasi definitiva a causa dell’abbandono e del disinteresse da parte dello stato?
Non sarebbe di certo una novità. Il governo ha inizialmente bleffato sulle tempistiche di arrivo delle casette di legno per avere maggior appeal in fase referendaria. Poi è corso ai ripari e frettolosamente ha organizzato l’installazione dei container collettivi per dare la possibilità alla popolazione di passare l’inverno. In realtà il fenomeno che si è innescato era facilmente prevedibile: in attesa di soluzioni dignitose da parte delle istituzioni le persone si sono auto organizzate. Chi alla meglio, chi alla peggio. Sta ora al governo formalizzare e garantire a tutti questa possibilità in modo equo e dignitoso.

bsa terremotoQuali sono secondo voi le soluzioni per vivere in maniera sicura e decorosa nelle zone in cui operate?
Si sente parlare di grandi opere riferendosi solamente ad opere speculative come la Tav, il ponte sullo stretto e tanti altri progetti quando l’unica grande opera necessaria è la messa in sicurezza di tutto il territorio italiano. L’Italia è un territorio ad alto rischio sismico ma ad oggi non esiste ancora una legge sulla vulnerabilità sismica degli edifici.

Il vostro bilancio è molto movimentato e preciso, ci sono molte offerte e contemporaneamente molte spese: in base a quali fattori decidete le priorità su cui investire i fondi a vostra disposizione?
Le priorità le decidono le popolazioni a cui questi fondi sono destinati. Se ad Amatrice c’è stata una forte richiesta di scarpe da trekking e da lavoro per andare nei campi noi abbiamo provveduto a spendere i nostri fondi per l’acquisto di queste scarpe. Se a Norcia c’è stato il bisogno di avere un luogo caldo per potersi riunire e discutere abbiamo provveduto all’affitto di container riscaldati.

Quali progetti avete per il futuro?
Tanti, ambiziosi e belli! Ma per ora ci concentriamo sul lavoro in corso.

Le BSA esisteranno ancora fra 10 anni?
Sicuramente. Forse non si chiameranno Bsa o forse si. In ogni caso mutualismo e cooperazione sono esperienze che non sono certo state inventate dalla nostra associazione. Sono prima di tutto una risposta di classe ai bisogni di chi non ha voce.

Se questa intervista dovesse leggerla un ministro, cosa vorreste dirgli?
Che governare significa rappresentare. E rappresentare significa ascoltare. Non sembra però che questo sia stato fatto.

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