2016-09-05 10.41.45 am

Boston George è un uomo sul quale in molti, a torto o a ragione, hanno espresso un giudizio, ma che in pochi hanno cercato di capire. Oggi che un ente internazionale l’ONU e da noi un organismo nazionale come la Direzione Nazionale Antimafia spiegano che la cosiddetta “Guerra alla droga” lanciata da Nixon nel ’71 ha fallito, e che, almeno per le droghe leggere, sono consigliabili percorsi che portino almeno alla depenalizzazione del consumo perché la repressione non fa altro che peggiorare le cose, abbiamo pensato che potesse essere una persona che ha da dire la sua. Boston George, alias George Jacob Jung, è infatti l’uomo che ha rivoluzionato il narcotraffico, un pioniere dello spaccio internazionale di erba prima e cocaina poi. Una carriera criminale costruita con piena coscienza rivendicando più volte la propria scelta come frutto del libero arbitrio. Come detto prima: giudicare è molto facile e a noi non interessa. Ci interessa però sottolineare come sia molto più ipocrita l’atteggiamento di Stati e governi che appoggiano una “guerra alla droga” che dura ormai da 45 anni, con l’unico risultato di aver fatto aumentare ogni anno la quantità di sostanze illegali che circolano mentre, in assenza di controlli, diminuisce la qualità e vengono arrestati migliaia di consumatori spendendo milioni di soldi pubblici, invece che incoraggiare esperimenti di depenalizzazione o legalizzazione che permetterebbero di attuare controlli sulle sostanze, di sottrarre risorse alle mafie e di creare politiche informative a supporto dei consumatori. 
Oggi Boston George è un 74enne dalla voce roca che, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, è diventato un convinto sostenitore della legalizzazione della cannabis in atto in America; la stessa cannabis che spacciava in migliaia di chilogrammi negli anni ’60 e ’70. Dopo qualche tentativo siamo riusciti a metterci in contatto con lui e ringraziamo Denis Rizzo e Bobby West di Smokers Guide. 
Ecco chi è Boston George.

2016-09-05 10.43.13 amCosa pensi del fatto che attualmente molti stati negli USA stanno legalizzando la cannabis? Quando tu eri nel giro era proibito dalla legge, invece oggi la si produce e la vende legalmente, anche sotto forma di derivati…
Beh, mi sembra come quando, un tempo, tutti facevano la fila davanti ai negozi di liquori (il riferimento è alle lunghe che si sono formate nei dispensari di cannabis americani di diversi Stati all’indomani della legalizzazione, ndr). Penso che sia fantastico e non escludo che questo processo si moltiplichi e contagi anche altri Stati e che il mercato cresca ulteriormente.
Questa sostanza fu resa illegale negli anni ’30 in tutto il Paese e molte aziende, come una nota casa editrice del nordovest che prima usava la cannabis nei loro processi produttivi, smisero di farlo. L’industria si evolse e così iniziò a produrre sacchetti di carta, pezzi e scatole di cartone: si trattava come al solito di fare profitto e per ciò di sostituire i vecchi modelli di produzione con quelli nuovi e legali. Se all’epoca avevi precedenti, ed era facile visto il clima che si respirava – ti avrebbero anche proibito di essere nero – non avevi diritto di voto. E fu proprio ciò che accadde: due milioni di persone vennero incriminate per reati legati all’uso di sostanze.


In cosa consisteva secondo te la cosiddetta “guerra alla droga” lanciata da Nixon nel 1971?
Consisteva nel controllare la gente ed eventualmente arrestarla per il semplice fatto che negli anni ’60 protestava per le strade, o semplicemente si riuniva per stare insieme e ballare.
La gente ha iniziato ad avere paura e gli adulti non volevano che i loro figli che andassero all’università o uscissero per unirsi alle proteste. La guerra alla droga era così, un grosso business e, sai, le forze di polizia di tutto il Paese si ingrassavano a spese del sistema economico e non solo: attingevano anche al mondo sotterraneo della cannabis confiscando proprietà e multando i trasgressori. Fondamentalmente si trattava di questo.

Img3Nel film “Blow” tu dici: “Anziché sbattere dentro i trafficanti bisognerebbe parlarci”. Cosa intendi?
Diciamo che per crimini non violenti come commerciare sostanze, come dire… Sai, in fondo si tratta del passatempo preferito dagli americani e quindi penso che dovrebbero legalizzarla e rilassarsi un po’. Dopotutto gli spacciatori sono persone intelligenti e spesso anche istruite che possono dare un contributo per cambiare tutto questo.

Hai recentemente scritto un libro intitolato “Heavy”, quali altri progetti hai per il futuro?
Ho diversi progetti tra i quali conferenze e avvenimenti pubblici per promuovere la legalizzazione della marijuana con lo scopo, non solo di coltivarla liberamente, ma anche di sensibilizzare la gente sull’importanza di andare a votare il prossimo novembre (in California, dove attualmente la cannabis è legale solo dal punto di vista terapeutico, ci sarà un referendum sulla completa legalizzazione, ndr). Ma ci riusciremo solo se la gente uscirà di casa e voterà, solo così può far che ciò accada. In sostanza è di questo che mi sto occupando.

Hai ancora qualche contatto risalente al periodo della rivoluzione della cocaina?
Sono quasi tutti morti o spariti per cui non ho più i contatti di quando ero nel giro.

Gli attuali spacciatori sono dello stesso livello di quando operavi tu? Pensi che ci sia stata un’evoluzione nel modo in cui la cocaina viene prodotta e distribuita in tutto il mondo?
Certamente c’è una grossa differenza che sta nel fatto che noi eravamo pionieri in quel momento. Comprare 60mila kg all’epoca significava avere una certa capacità di acquisto e vivere in una condizione di benessere, per cui la nostra clientela era estremamente selezionata.
Ma ricordo che man mano che il volume di affari cresceva, lo faceva anche la quantità di gente che provava a salire su questo treno e la cosa difficile era accontentarli tutti, ma comunque provavo a spiegare che bisognava mantenere alta la domanda, bassa l’offerta e naturalmente elevato il prezzo, così come la qualità. Dovevamo stare attenti a non inondare il mercato altrimenti i prezzi sarebbero scesi.
Considera che la merce pura si scioglie a 187 gradi ma ci è voluto poco perché la qualità scendesse, anche per via dei tanti “nuovi giocatori” che si affacciavano sul mercato e che la tagliavano sempre di più. È stato cosi che la cocaina impura si è diffusa ovunque e ben presto la gente ha iniziato a non accorgersi neppure della differenza.
Ma questa sostanza, anche se considerata una droga per ricchi, sarà sempre reperibile e sempre più abusata da tutti ovunque nel mondo. Ancor più oggigiorno che ha trovato nuove rotte dal Messico verso gli Stati Uniti, un po’ come treni che provengono dall’inferno… Sai, è diventato un incubo, fondamentalmente.

2016-09-05 10.43.31 amSecondo te come è evoluto il mercato attuale delle sostanze illecite?

Nel 1974 c’era già la DEA e nonostante ciò avevamo tutto sotto controllo, se così si può dire; ma oggi il mercato della droga è diventato un incubo. Ora che si sta aprendo alla legalizzazione totale della cannabis con tutti questi shop e con l’erba per scopi medici, si spera che la gente non debba più andare in prigione per possesso di marijuana e avere così la fedina penale sporca a vita, e anche che il sistema non debba perseguire gente che vuole usare questa sostanza per scopi ricreativi. È assurdo che il governo, che ha tanti mezzi e risorse, non faccia distinzione tra consumatori e criminali che commettono reati violenti come rapimenti, rapine, molestie sui minori, e, oggigiorno, anche atti di terrorismo. Il governo dovrebbe preoccuparsi di questi ultimi anziché vagare alla ricerca di semplici consumatori e mangiatori di brownies alla marijuana.

È vero che hai assistito a un’esecuzione di un traditore da parte di Pablo Escobar? Che ricordo hai di questo personaggio?

Ok, sì, è vero. Lui lo ricordo come un uomo d’affari e ti posso dire che la sua legge era semplice; non è come si vede nei film dove una volta che entri nel giro sei legato a vita e non puoi in alcun modo staccarti. Puoi partecipare a “questo gioco” il tempo che tu vuoi ma fintanto che ci sei dentro devi essere onesto. In questo modo tutto va bene ma, se sei cosi folle da infrangere le regole, ne paghi le conseguenze.

Cosa ti è passato per la testa? Hai pensato che lo facesse proprio davanti a te come a dire:quando si supera il limite questo è quello succede?
No, diciamo che non sono stato obbligato a vedere nulla. Io mi trovavo lì per far volare gli aeroplani e superare le frontiere. Inoltre avevo un mercato di cui occuparmi, questo era il mio compito, questo era tutto. Lui era interessato più ad avere con me un vero rapporto di affari che a spaventarmi, tra l’altro avevo già lavorato per lui in qualche modo, trasportavo soldi e sostanze e lo facevo in maniera onesta, e in più gli avevano detto che ero una persona affidabile. Poi quando ci siamo seduti a parlare si è subito fidato di me e non sono neanche dovuto stare lì a convincerlo: eravamo in affari.

2016-09-05 10.48.11 amAllora, cosa hai pensato quando hai visto questa cosa, ti sei impressionato?

No… Vedi, ero già nel business della marijuana da più di 8 anni e visitavo regolarmente le piantagioni montane in Messico. Cosa ho pensato? Guarda, certe cose non ti impressionano più di tanto se porti avanti questo tipo di attività, in più sapevo che non lo avrei tradito in alcun modo perché non l’ho mai fatto con nessuno. In questo business ti conviene essere onesto, mi rendo conto che è una delle affermazioni più ovvie mai dette ma è così, perché se non lo sei non duri a lungo là fuori.

Qual è la situazione più assurda nella quale ti sei trovato a quei tempi e dove è capitata?
Beh una di queste è stata senz’altro durante un volo che i colombiani facevano per portare merce nella zona degli Everglades (regione paludosa e piena di alligatori in Florida, ndr). Io per precauzione avevo già detto che quel velivolo non era adatto né per capacità di carico né per arrivare là dove concordato; infatti, quando erano sul punto di arrivare sulle coste della Florida, il carburante stava per finire. Io glielo avevo detto un migliaio di volte di usare un aereo migliore, equipaggiato con tecnologie satellitari e ovviamente con taniche extra di benzina, ma nessuno mi era stato a sentire. E quindi sono stati costretti a gettare via il nostro carico – 800 kg – per di più sugli Everglades. Poi, una volta in salvo, mi hanno chiesto di rimediare un elicottero per sorvolare la zona e recuperare la merce, al che io gli ho detto: “Ragazzi, voi dovete cambiare professione perché penso che non siete preparati per tutto ciò”.

George, il fatto che tua figlia Kristina abbia deciso di rivederti, regala alla tua storia un finale felice?
Kristina ha avuto parte attiva nella realizzazione del film e non so neanche come la gente lo sappia, ma quando dovevano trovare chi interpretasse mia moglie, la quale all’epoca non parlava molto bene l’inglese, Kristina le faceva da interprete e uscivano insieme. Ma insomma… Kristina è venuta a trovarmi diverse volte durante le riprese del film, ma è cresciuta piena di risentimenti nei miei confronti e quando veniva al penitenziario non era per niente contenta ma, sai, il tempo cura tutte le ferite e abbiamo anche iniziato a comprenderci. Col passare degli anni ha capito che nessuno è perfetto e che a volte è difficile mantenere la parola. Il nostro legame si è rafforzato per via del fatto che divento anziano e anche perché lei ha commesso qualche errore nella sua vita e così, finalmente, ci siamo riappacificati e abbracciati.
Se il film non fosse mai stato girato avrei comunque voluto tornare ad avere un rapporto con lei: certo che è cosi, lei è la mia bambina.

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Hai vissuto una vita che è stata riportata per intero in un copione hollywoodiano, in un film che di fatto parla di te in lungo e in largo. Ma chi è George Jung oggi?
È un uomo anziano che si sta avvicinando alla fase finale della vita ma che vuole ancora stupire con la sua saggezza. Penso che il mio scopo su questo pianeta sia proprio questo, acquisire saperi con la speranza che possano servire per il futuro e per tutti coloro che verranno dopo di noi, penso che il senso della vita sia proprio questo.

Ma alla fine, ne è valsa la pena?
Non c’è nessuna fine e tanto meno nessun inizio: a guardarsi indietro, quello di cui ci pentiamo è di non aver intrapreso un’impresa folle. Sai, la mia integrità permane e, a parte la punizione per le mie scelte o per aver seguito il principio del libero arbitrio, ho acquisito una certa saggezza dalle esperienze totalizzanti che si sono successe nella mia vita e, come ti ho già detto, la voglio condividere con tutti e anche con i ragazzi come te che mi fanno interviste. Sì, ne è davvero valsa la pena.

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