Tgr disinformazione cannabisDolce Vita ha depositato un esposto all’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni in merito al servizio intitolato “Thc, la nuova droga” mandato in onda lo scorso 17 maggio dall’edizione serale del TGR Piemonte. È la prima volta che in Italia viene intrapresa una iniziativa legale per la tutela dell’informazione corretta sulla cannabis.

A spingerci in questa decisione è stato non solo il carattere estremo della disinformazione messa in atto dai responsabili del servizio, ma soprattutto la necessità di far intendere agli operatori dell’informazione, a partire dal settore pubblico, finanziato con i soldi di tutti noi, che i cittadini non sono più disposti a soprassedere sulla disinformazione in tema canapa. Ad oggi non sappiamo quali conseguenze legali potrà avere il nostro atto, ma abbiamo deciso comunque di dedicargli tempo e risorse (anche economiche) non indifferenti, certi del valore quantomeno simbolico di questa azione. Il nostro messaggio per tutti i giornalisti e gli operatori dell’informazione è questo: se volete parlare di cannabis o lo fate con spiritò di verità o è meglio se non lo fate, perché se lo fate male creando disinformazione c’è chi è pronto a reagire denunciando la vostra condotta. Siamo stanchi di assistere alla disinformazione di regime sulla canapa, ora passiamo al contrattacco.

L’esposto è stato redatto insieme all’avvocato Carlo Alberto Zaina e firmato dal direttore editoriale di Dolce Vita, Matteo Gracis. Eccone un estratto:

Cattura 1 (ver 2)L’edizione serale del TG 3 del Piemonte dello scorso 17 maggio ha posto in onda un servizio sulla cannabis e sui possibili pericoli connessi con il suo consumo, soprattutto tra i giovani, improntato ad un ingiustificato allarmismo. Già il titolo di testa con il quale il servizio è stato presentato nel telegiornale e che recitava «Thc è una nuova droga dagli effetti tremendi che si insinua tra gli adolescenti. Allarme da una ricerca della Asl», ha suscitato notevole stupore e perplessità. Ma non basta. A propria volta, infatti, il conduttore rafforzava, l’allarmistica titolazione, e affermando testualmente e con preoccupati accenti : «Passiamo a raccontarvi una storia brutta, perché è una storia di droga. C’è una nuova droga che si è affacciata sul territorio piemontese: si chiama Thc, una nuova sostanza stupefacente dagli effetti molto pericolosi», prima di lanciare il servizio firmato dalla giornalista Federica Burbatti.

È, infatti, pacifico che la palese disinformazione che connota il servizio, non si ferma al grossolano errore di attribuire al THC una valenza diversa, abnormemente negativa, più grave ed autonoma rispetto alla realtà dei fatti. Si deve sottolineare come il servizio in questione ipotizzi la necessità di cure psichiatriche per i giovani che assumano questa droga (circostanza che non trova seri riscontri nella quotidiana esperienza perché l’assunzione dei derivati della cannabis non da dipendenza fisica o psichica), giungendo addirittura anche a sostenere, apoditticamente, il verificarsi di fenomeni di prostituzione di ragazzine, finalizzati esclusivamente a procurarsi il danaro per l’acquisto della nuova micidiale droga. Un quadro, quindi, ingiustificatamente ed immotivatamente apocalittico, che tradisce un approccio degli autori, tanto ingiustificatamente quanto aprioristicamente, orientato e privo di doverosa imparzialità.

A seguito della generale indignazione seguita al servizio, il conduttore dello stesso durante l’edizione serale del TGR del 24 maggio, in modo assai imbarazzato, ma del tutto sbrigativo, procedeva ad una sorta di rettifica della notizia e solo successivamente ammetteva che il Thc non è altro che un principio attivo della cannabis. Né la signora Burbatti, né il responsabile del Tgr regionale del Piemonte sentivano la necessità di scusarsi pubblicamente e di fornire le dovute spiegazioni.Cattura

Chi scrive ritiene che la vicenda non possa venire definita e liquidata con un frettoloso comunicato di scuse. Non può essere sufficiente la rettifica del 24 maggio, sia per la forma con la quale essa stata operata (i veri interessati come al solito sono rimasti nell’ombra, delegando alle scuse un giornalista responsabile indirettamente) che per la sostanza, perché è stata usata una formula generica che non spiega affatto da quali fonti la giornalista abbia estrapolato la colossale sciocchezza propalata al pubblico. In questo caso siamo, infatti, dinanzi ad una forma di disinformazione grave ed ingiustificata, frutto dell’assoluta negligenza nella verifica delle fonti. Ancor più grave perché commessa da un ente pubblico come la Rai, che ha istituzionalmente il preciso dovere di verità e preventivo accertamento della fondatezza delle fonti.

Incentrare un servizio esclusivamente su profili negativi della coltivazione e dell’uso della cannabis – peraltro del tutto artefatti e
travisanti la verità – dimenticando deliberatamente di informare il pubblico in ordine alle riconosciute (scientificamente) peculiarità e proprietà mediche e terapeutiche dei derivati della pianta in questione, nonché degli utilizzi alimentari, industriali e artigianali di una pianta eccezionale da sempre coltivata in Italia, è una pessima scelta, che non deve essere archiviata, sol perché qualcuno ha formulato della sbrigative scuse formali.

La RAI deve informare sulle positive conseguenze della possibile legalizzazione, la quale potrebbe portare benefici in termini economici e di aumento di posti di lavoro nonché potrebbe costituire, sul piano penale, un’adeguata risposta di un contrasto al commercio illecito che arricchisce le organizzazioni criminali ed i singoli spacciatori.

Per questo si chiede che l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni adotti le misure ritenute di legge, sanzionando tutti i soggetti che risultasse avessero con la redazione e diffusione televisiva del servizio commesso illeciti di qualsivoglia natura”.

A questo link l’esposto integraleEsposto al Garante delle Telecomunicazioni.pdf

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