Il mondo della coltivazione dei luppoli è un mondo in continuo sviluppo, come d’altronde lo è quello dell’agricoltura in generale. Alle specie di base si aggiungono, ogni anno, altre create per incrocio, o altre piantate in zone dove non erano coltivate (per capire come quel luppolo si adatta al nuovo territorio, e quali aromi assume).

L’esempio più classico è quello del Cascade, luppolo americano uscito nel 1976 e derivato dall’inglese Fuggle, che nel nuovo continente sviluppò una buona resistenza ai parassiti che lo colpivano. E anche l’Italia non è da meno, come dimostra il progetto di Italian Hops, che recupera luppoli del nostro territorio: oggi abbiamo Aemilia e Futura, che ricordano luppoli continentali (ossia erbacei e terrosi) e il Modna, che invece presenta caratteristiche più resinose e agrumate in primo piano.

Ultimamente ho bevuto alcune birre che presentano nuovi luppoli USA: Idaho 7, Azacca, Cashmere e Jester, originari dell’Oregon e dello Stato di Washington. In particolare ho provato l’Azacca nella Flamingo del birrificio WAR, una session ipa con tre malti base, l’Azacca appunto come unico luppolo ed un lievito a bassa fermentazione di origine tedesca. Ho trovato la sua tropicità da mango e papaia unita ad un agrumato elegante (arance rosse) molto piacevole e dissetante. Cheers!

Michele Privitera
Titolare de “Il Pretesto Beershop” di Bologna

 

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