Erano stati accusati di spaccio di sostanze stupefacenti per aver importato e messo in vendita circa 50 chilogrammi di cannabis light proveniente dalla Svizzera. Ora il Gip archivia il caso stabilendo che la cannabis light, anche se d’importazione, non è uno stupefacente ed “il fatto non è previsto dalla legge come reato“.

Il caso aveva coinvolto personale di un’azienda italiana che alla frontiera di Chiasso era stato fermato con 54 sacchi da 1 kg cadauno di cannabis light, oltre a oli a base di CBD e infiorescenze per tisane. La merce era accompagnata da documento di transito, fattura e certificato di analisi rilasciato da un laboratorio svizzero, tuttavia gli agenti avevano ritenuto di sequestrare tutta la merce e denunciare i protagonisti per violazione dell’art. 73 DPR 309/90, ovvero quello che contorna il reato di produzione e detenzione di droga ai fini di spaccio.

Ora il Gip pone la parola fine su questo caso. Secondo il Tribunale di Como, la cannabis light è quindi una sostanza legale, al punto che la sentenza prevede anche che sia avviata la procedura per restituire tutta la merce all’azienda che sarà quindi autorizzata a immetterla sul mercato.

È la seconda volta su due che la magistratura prende la medesima decisione positiva in favore degli importatori. Qualche settimana fa era successo all’azienda “Legalweed“, che si è vista restituire il quintale circa di canapa sequestrata dopo le analisi di laboratorio, che avevano accertato come la canapa contenesse concentrazioni di THC inferiori ai limiti di legge, facendo ovviamente decadere l’accusa di spaccio.

Secondo Carlo Alberto Zaina, l’avvocato che ha difeso le ragioni dell’azienda importatrice in questo ultimo caso: «La sentenza dimostra che la merce rispettava i limiti fissata dalla legge 242/2016 (quella che disciplina la produzione di canapa a fini industriali, ndr), ora vediamo come andrà nei prossimi casi. Di certo ci si può chiedere per quanto tempo ancora le forze dell’ordine che provvedono alle operazioni potranno continuare a trattare questa canapa come fosse droga, sequestrando tutta la merce, quando basterebbe prelevarne alcuni campioni per le analisi, senza mettere a repentaglio intere aziende che fino a prova contraria operano dentro i confini della legalità».

Di seguito alleghiamo la pagina della sentenza con la quale il Gip ha archiviato il procedimento. Questo caso sicuramente non porrà la parola fine alla questione della liceità dell’importazione di cannabis light dall’estero, visto che continuano a registrarsi sequestri. Aspettiamo così il prossimo capitolo nella saga della cannabis light, argomento magari non per tutti appassionante, ma che sta riempiendo la cronaca ormai da mesi con casi che hanno rilevanza politica e giudiziaria sull’intero mondo della canapa.

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