La polizia di Chiavari ha sequestrato “una nuova e più pericolosa marijuana resinosa”.  Si chiama “la Colla del gorilla, uno stupefacente resinoso, quasi una colla, prodotto dalla lavorazione dell’infiorescenza della canapa e con thc molto più potente. Droga subdola perché con un solo spinello può indurre sonnolenza o pericolosi stati di euforia come gli stupefacenti a base di anfetamine“.

Questa citazione non proviene da qualche quotidiano di propaganda contro la marijuana degli anni ’30, ma è dell’11 luglio 2018. Scritto oltretutto da un quotidiano tra i più antichi e storici del panorama editoriale italiano, Il Secolo XIX di Genova.

L’articolo in questione narra il sequestro da parte della polizia di “alcuni grammi di marijuana Gorilla Glue” ad un presunto spacciatore. Il fatto è che la Gorilla Glue non è una nuova droga, né tantomeno uno stupefacente che crea effetti simili alle anfetamine (tra i quali non rientra certo la sonnolenza come pensano al Secolo XIX, tra l’latro). Gorilla Glue è semplicemente il nome di uno strain di cannabis, diffusa da tempo e proveniente dagli Stati Uniti. Una genetica i cui semi sono – come tutti gli altri – in libera vendita. Una varietà di cannabis indica molto forte (circa il 25% di THC), ma nulla di più.

Siamo di fronte quindi al solito articolo bufala che diffonde terrorismo mediatico. Probabilmente scritto da qualche “giornalista” che si è limitato a ricopiare il solito comunicato trionfalistico diffuso dalla Questura. Ma questa non è un’attenuante. La verifica delle fonti è un dovere deontologico. Tra l’laltro in questo caso un recidivo, visto che il pezzo è firmato da Michele Varì, non molto tempo fa finito nel mirino della critica per un articolo infamante contro il movimento No Tav.

Siamo stufi di queste bufale contro la canapa. Per questo stiamo lavorando a un’iniziativa che molti nostri lettori e follower ci hanno richiesto. L’idea è quella di creare un fondo (a cui tutti potranno contribuire) col quale attuare azioni di diffide ufficiali e ricorsi alle rispettive Procure della Repubblica e al Garante delle Telecomunicazioni, perché si prendano provvedimenti in merito a questi casi di palese disinformazione. Nell’aprile 2017, in seguito ad un esposto presentato da Dolce Vita contro gli autori di un servizio andato in onda nell’edizione piemontese del TG3, abbiamo ottenuto la prima sanzione mai comminata in Italia per un caso di cattiva informazione sulla canapa.

Ora puntiamo a creare un sistema di difesa che colpisca chiunque faccia dinformazione. Servirà tempo e lavoro, non è semplice da organizzare, ma è necessario incominciare. Continuate a seguirci per ulteriori sviluppi e aggiornamenti.

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