Un referendum popolare per decidere se legalizzare la cannabis da svolgersi entro il 2020. Sono queste le intenzioni del nuovo governo che si è insediato in Nuova Zelanda nello scorso settembre, presieduto dal primo ministro Jacinda Ardern del partito Laburista.

Secondo quanto sostenuto dal Green Party, partito che è parte della maggioranza di governo, è allo studio una misura legislativa che intende regolare la cannabis in modo molto simile al modello di legalizzazione approvato in Canada, da sottoporre al voto dei cittadini neozelandesi.

Ross Bell, direttore esecutivo della New Zealand Drug Foundation, ha dichiarato alla CNBC che nei sondaggi da loro condotti il 65% dei neozelandesi è favorevole a cambiare la legge e che è venuto il tempo di un nuovo sguardo verso la politica sulle droghe.

Attualmente il possesso di droghe leggere in Nuova Zelanda è regolato da una severa legge del 1975, la quale punisce anche il semplice uso personale con pene fino a tre mesi di carcere e multe di 500 dollari neozelandesi (circa 300 euro), la coltivazione con un massimo di 7 anni di carcere e lo spaccio con 8 anni di pena massima. La legge stabilisce anche pene ancora più severe per la preparazione o lo spaccio di derivati della cannabis come hashish, estratti od oli, per i quali si rischiano addirittura 15 anni.

Pene spropositate che non hanno certo limitato il consumo nell’isola oceanica, tanto che secondo le statistiche la Nuova Zelanda risulta il nono paese al mondo con il maggiore consumo di cannabis, che riguarda circa il 13,4% della popolazione.

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