A sentirne parlare può generare stupore, incredulità, a qualcuno perfino ilarità, ma una cosa non si può negare, i robot sempre più fanno parte del nostro tessuto economico: negli ultimi 10 anni la richiesta di brevetti per tecnologie robotiche è triplicata, le vendite di robot sono ogni anno in continua crescita, registrando nel 2016 un +29%. Se è vero che l’intento delle macchine è quello di facilitare la vita agli esseri umani, è anche vero che essi sono in grado di adempiere determinati lavori in modo più preciso e calcolato; un esempio potrebbe essere quello della diminuzione drastica di incidenti nel settore petrolifero e del gas.

La sostituzione delle attività lavorative ritenute altamente debilitanti o rischiose è dunque un aspetto senz’altro positivo dal lato umano. Ma si parla sempre di mettere macchine al posto di persone. E questo surrogare l’attività umana che ripercussioni potrà avere a lungo termine? Sulla società, sulla privacy, la sicurezza? Per non venire colti alla sprovvista da quello che sempre di più diverrà il nostro futuro, l’europarlamentare Mady Delvaux lo scorso Maggio ha presentato una bozza di legge che prevede il riconoscimento della personalità giuridica dei robot e il 12 Gennaio la sua proposta è stata approvata dalla commissione giuridica del Parlamento Europeo.

Non è un progetto campato in aria, né una proposta fantascientifica: si tratta del riassunto di un lungo lavoro di ricerca e di incontri mensili con le commissioni europee delle libertà civili, dell’occupazione e dell’industria insieme ad esperti luminari come Alan Winfield che si occupa da decenni di etica robotica.

Sono stati sollevati diversi aspetti, quello più immediato guardando il quadro generale è la ricerca di una tutela per tutti quei lavoratori che si troveranno senza occupazione. Viene quindi abbozzata una tassa sul possesso e utilizzo dei robot (creando non poca collera in chi gestisce il ramo dell’industria), che verrà utilizzata per rinforzare il sistema previdenziale. Altro aspetto è la privacy: sempre di più allacciamo interazioni ricche e profonde con le macchine, esse lavorano in rete, raccogliendo milioni di dati. Pensiamo ai droni o ai robot per la cura dei malati: chi e con che finalità potrà mettere mano a questi dati sensibili?

Importante è anche l’etica. Rimaniamo nel campo della sanità: utilizzo di protesi robotiche. C’è un aumento delle capacità umane e di conseguenza il problema dell’uguaglianza. Non troppo lontano dal presente se pensiamo ad esempio ad Oscar Pistorius, che già 10 anni fa chiese di poter concorrere nelle gare dei normodotati.

Ma forse il punto più importante è quello della sicurezza. All’inizio degli anni 40 Asimov declinò le tre leggi della robotica per regolamentare sicurezza, servizio e prudenza. Venne poi aggiunta una legge zero per la tutela dell’umanità che prevedeva la possibilità di infrangere le successive. Queste leggi non possono (ancora) essere tradotte e comprese dai robot perché essi dovrebbero avere coscienza di sé, ma devono essere i punti cardine per progettisti, fabbricanti e utilizzatori. Si prevede quindi di legiferare un obbligo di assicurazione associata al robot, come si fa per le automobili, insieme a un registro dove elencare categoria, funzione e luogo di lavoro di tutti gli apparecchi robotici.

Una vera e propria rivoluzione digitale quella che prospetta Delvaux che porterà (o forse lo sta già facendo, sotto i nostri occhi) possibili sconvolgimenti sociali. Stimolare questo ramo dell’economia è importante, i benefici sono molti e di grande portata, ma è corretto avere una visione lungimirante e volta alla protezione delle persone e dei valori umani.

 

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