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A circa un mese dall’apertura del Peter Tosh Museum, è già tempo di bilanci. Il museo come prevedibile ha attirato centinaia di visitatori sia giamaicani che turisti provenienti da tutto il mondo. Finalmente all’icona del Reggae, spesso offuscata dal paragone con il suo grande amico e “rivale” Bob Marley, viene riconosciuto il giusto tributo.

La carriera di Peter Tosh è bene o male nota anche a chi non segue il Reggae in quanto è un artista il quale, sotto certi aspetti più di Marley è riuscito a varcare i confini del suo genere proclamandosi combattivo portavoce dei più deboli. Dopo l’uscita dai Wailers intraprende la carriera solista e nel giro di pochi anni arriva a collaborare con Mick Jagger e i Rolling Stones i quali gli producono il disco “Bush Doctor”, a vincere un Grammy Award con “No Nuclear War” e a farsi un po’ di nemici. Fiero e intransigente usa nei suoi testi, toni molto più duri e radicali del suo “antagonista” Bob, testi e atteggiamenti che lo porteranno spesso a essere vessato dalla polizia comandata dalla mano occulta della politica. Ricordiamo su tutti lo storico “One Love Peace Concert” durante il quale, a differenza di Marley che chiamò sul palco gli esponenti delle due fazioni politiche, Tosh si scaglia duramente contro la classe politica dell’isola che, a suo dire, opprime la popolazione nera. Durante lo spettacolo trova un ampio consenso tra il pubblico, e la polizia, con la scusa di averlo trovato a fumare cannabis, lo trattiene in caserma, picchiandolo per 90 minuti, lasciandogli delle profonde cicatrici.

Il museo, inaugurato il 19 ottobre, giorno in cui avrebbe compiuto settantadue anni, è stato fortemente voluto dalla sua compagna Marlene Brown, la quale si è dovuta battere contro molte difficolta nel corso degli anni prima di vedere il suo sogno realizzato.

Come si suol dire dietro un grande uomo c’è una grande donna e in questo caso la tenacia è stata davvero tanta, infatti già da qualche giorno dopo l’agguato che portò all’uccisione di Tosh e al suo ferimento, la donna ha iniziato a combattere la sua battaglia.

2016-12-16-10-09-52-amIn un’intervista al Jamaican Observer Marlen Brown ha raccontato che: «È stata una mia idea instituire il museo», ricordando quanto fosse determinata a proteggere l’eredità di Tosh, pur essendo ignorata dai suoi familiari ed amici. Infatti la donna qualche giorno dopo dell’attentato uscì dall’ospedale dove era ricoverata, senza autorizzazione, e con la testa ancora fasciata. Per chi non lo sapesse, ricordiamo che la Brown fu colpita alla testa da un colpo di pistola e per salvarsi si finse morta. Si recò per prima cosa nella casa di Barbican dove custodiva un po’ di oggetti e li mise al sicuro e poi partì verso New York con l’intenzione di raccogliere il resto delle cose che la coppia aveva in un appartamento a Manhattan, ma qui trovò la polizia a sbarrargli la strada in quanto un parente di Tosh aveva già provveduto a rivendicare gli oggetti nell’appartamento. Le fu permesso solo di prendere qualche vestito. Ed è da allora che la signora Brown aspettava di portare a termine il suo sogno.

«Ho accarezzato questa idea per 28 anni. Mi sono detta: Marlene, hai tutti questi oggetti e ricordi di Peter; perché non allestisci un museo per lui a Kingston? Ma, non potevo permettermelo e non trovavo le persone giuste con cui lavorare e realizzare l’idea.

Un sacco di gente mi diceva di essere interessata ma sentivo dentro di me che non erano le persone giuste». La persona giusta risponde al nome di Kingsley Cooper, presidente di Pulse società che detiene i diritti dell’ultimo concerto di Tosh tenuto proprio al “Pulse’s superjam” nel 1983.

«Deteniamo i diritti video di quell’ultimo concerto e abbiamo lavorato duro con tutte le persone più vicine a Peter e agli altri attori coinvolti nella cosa per diversi anni prima che il museo potesse realizzarsi sul serio», ha detto Cooper aggiungendo che: «A questo proposito, ci è stata data una grande responsabilità sia morale che fisica prendendoci cura della conservazione dei cimeli recuperati».

Tra questi cimeli il più famoso è sicuramente la chitarra a forma di M-16, per anni oggetto conteso tra i vari eredi dell’artista. Come dicevamo in apertura il museo, dopo anni di incertezze e rimandi ha aperto i battenti il mese scorso e naturalmente tutta l’isola si è mobilitata per rendere omaggio al grande Steppin’ Razor; moltissimi gli artisti che si sono esibiti tra i quali ricordiamo Luciano, Etana, Capleton. Corposa anche la presenza di politici di entrambi gli schieramenti, che diciamocelo molto ipocritamente hanno reso omaggio a un uomo spesso e volentieri osteggiato da quello stato e quella classe dirigente contro la quale si scagliava con grande forza. Ehi Peter, keep on walking and don’t look back!

a cura di Leonardo Pascale

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