Questo EP di Kiave per certi versi rispecchia il soprannome “Born Ready” di Lance Stephenson solo se vi piacciono le analogie con il basket oltreoceano.
Perché? beh, andiamo a scoprirlo ascoltando insieme a lui le 7 tracce di Stereokilling.

#1. Mani Sporche.
Si può dire che questo EP è il lato oscuro del tuo precedente disco? Mani Sporche rispecchia anche un po’ il tuo percorso fin qui.
É un lato del disco che ho tenuto un po’ nascosto. L’album ha un significato più intimo e concentrato sulla tecnica dello storytelling che ho sempre amato, quest’EP nasce invece dalla rabbia che provo ultimamente vedendo certe cose che accadono attorno a me. Nella mia carriera mi sono sempre sporcato le mani, non ho mai fatto il “fighetto” senza andare nei posti, ho fatto la gavetta che andrebbe fatta.

“Mani Sporche” rappresenta proprio la
«coerenza» della mia carriera artistica.

#2. Com’è nata la collaborazione con Gheesa?
L’ho conosciuto perché avevo fatto una collaborazione con Barile e poi mi chiesero un featuring nel loro disco Terzo Tempo.
Dopodiché ci siamo scritti per un po’, gli chiesi dei beat e quando un giorno sono saliti a fare la promozione del loro disco qui a Milano sono stati a casa mia una settimana. Poi loro una volta giù per ricambiare il gesto dell’ospitalità mi hanno mandato un “pacco dissing”!!! Cioè un pacco con le robe genuine da visto che purtroppo in quella settimana, ho dovuto comprare ed offrirgli molte cose dall’esselunga come le mandorle ad esempio.
Da lì in poi è nata anche un amicizia.nuovo ep

#3. Serial Killer
Com’è nata la composizione di queste tracce?

Durante la composizione di StereoTelling ero in pace con me stesso, ho avuto forse anche un periodo di quasi menefreghismo, non badavo molto a chi cercava a tutti i costi di sputtanare questa cultura. Dopo il disco mi è tornata la voglia di dire determinate cose e ho ritrovato la rabbia per rispondere a vari fenomeni che mi facevano pensare: Va beh, stiamo esagerando. Io ho sempre visto nella musica una componente di lotta sia sociale o di reazione. Tutto è arrivato molto naturale, in oltre mi piaceva l’idea di iniziarlo in un modo e chiuderlo nell’altro.

L’eterna contrapposizione tra luce e buio.
Non possono esserci le ombre se c’è troppa luce e quindi le ombre devono avere la loro importanza perché se non si compensano si scatena sempre qualche casino, sia dentro che fuori.
L’hip-hop è destinato a salvare: non deve diventare arroganza o ignoranza ma senso di appartenenza.

#4. Uccidimi.

Questo pezzo l’abbiamo composto insieme in studio io e Gheesa. Lui ha trovato questo sample di un canto balinese e a mano a mano che ci lavorava su, io provavo a dare un senso a quello che dicevano.

Il Mixaggio ed il Mastering è pazzesco! l’hai fatto tu?
Si e questa cosa mi ha aiutato tantissimo, ho ricominciato anche a studiare.

Chi ti ha mostrato per la prima volta il “mondo delle rime”?
Ho imparato a “rappare” grazie ad un writer, Rob Grasso, che poi è quello che ha fatto la maglietta dell’EP. Lui è stato il primo a dirmi «questo è un ritmo» e mi ha spiegato cos’era un sincopato, cos’era un rullante… Sono passati quasi 19 anni.


Ascolta “Stereokilling”

#5. Il tuo rapporto con i Social Network?
Che impatto ha avuto il tuo progetto «Parole oltre i muri» e cosa ti aspetti da quest’EP?
Ci provo ad avere un rapporto con i social ma sono asociale come il brano. Se io guardo i social, le cose non le cambiamo più, mi sembra che sia già andato tutto alla deriva. Non è vero che chi ha più like alla pagina facebook fa più live o che ha più seguito.

Il progetto che hai citato mi ha aiutato tantissimo nella scrittura di Storytelling, perché quando entravi nel carcere respiravi proprio la speranza di voler fare musica attraverso l’hip-hop. In Stereokilling c’è tutta la parte burocratica di tutto ciò. Quando fai una cosa bella in Italia, ti devono rompere i cosiddetti e non te la devono far fare. Poi però determinata gente va’ su rai due a dire “puttanate” e noi non possiamo andare in carcere a portare l’hip-hop perché i fondi o la firma su quel fascicolo e altre ingiustizie legate sostanzialmente a nulla. Non è odio, è rabbia e la rabbia ti fa reagire, l’odio è un altra cosa, quello logora alla lunga.
Tra poco iniziamo delle nuove date e da quest’EP spero di tornare sul palco anche con l’ultima formazione del tour di Storytelling con: Nicolas al Finger Drumming, Kerò ai piatti, quartetto d’archi, e fiati.

Stefano Nappa

Commenti da facebook

Leave a Reply