Partiamo dall’inizio: il decreto legge, nella giurisprudenza italiana, è un provvedimento legislativo di carattere provvisorio, adottato in casi straordinari di necessità ed urgenza dal Governo, che si sostituisce al Parlamento nell’atto di legiferare. Infatti, nonostante il decreto entri in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è il Parlamento a doverli convertire in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione per fare in modo che la legge diventi effettiva.

Ed è proprio un decreto legge quello che è stato annunciato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, è che è stato firmato dal capo dello Stato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale avvenuta il 7 giugno. E’ stato approvato dal consiglio dei Ministri il 19 maggio scorso e rende obbligatorie 12 vaccinazioni (poi diventate 10): antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica e antiepatite virale B (già obbligatorie), anti-pertosse, anti-meningococco B e C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella e il vaccino contro l’Haemophilus influenzae.

La mancata presentazione della documentazione di vaccinazione completa preclude l’iscrizione dei bambini da 0 a 6 anni ad asili nido e scuole materne pubblici, mentre per i più grandi (dai 6 ai 16 anni) è garantito l’accesso alla scuola dell’obbligo, ma scatteranno per le famiglie una serie di sanzioni. A seguito della segnalazione degli istituti scolastici, che saranno costretti dalla legge a notificare alle Asl l’eventuale infrazione, le famiglie che non avranno fatto vaccinare i propri figli verranno contattate dalle aziende sanitarie locali, per concordare un periodo per effettuare la vaccinazione.

In caso di inadempienza, i genitori potranno andare incontro a multe dai 500 ai 7500 euro (teoricamente ripetibili ogni anno) a meno che non facciano al figlio le vaccinazioni mancanti entro il termine indicato dalla Asl. Trascorso quel termine, la stessa Asl “provvede a segnalare l’inadempimento dell’obbligo vaccinale alla procura della repubblica presso il Tribunale per i minorenni per gli eventuali adempimenti di competenza”. Non si parla più, come nelle prime bozze del provvedimento, di togliere la potestà genitoriale, misura rimessa alla valutazione dei giudici. Il decreto sarà in vigore già dal prossimo anno scolastico ed è prevista “una norma transitoria per questa fase del 2017”.

Se a un bambino mancano dei vaccini ma i genitori dimostrano che hanno una prenotazione alla Asl per farli non ci sono problemi, stessa cosa se il bambino ha già avuto una malattia vaccinabile e quindi è immunizzato, ma in questo caso deve essere presentato un certificato medico che lo dimostri. Altra eccezione è quella di chi ha problemi di salute che rendono pericoloso fare il vaccino. Anche in questo caso ci sarà l’iscrizione a scuola. L’ultima novità del decreto è che i genitori potranno presentare un’autocertificazione dove si dichiara che i vaccini sono stati fatti. In quel caso entro il 10 luglio dovranno documentare l’effettuazione dei vaccini.

In tutto questo che cosa è successo? Che il governo ha preferito obbligare i cittadini a vaccinarsi, piuttosto che provare a convincerli che fosse una cosa giusta e necessaria, senza che ci fossero le condizioni d’urgenza che un decreto richiederebbe. Secondo noi, è il modo peggiore in cui si poteva affrontare la situazione. In uno Stato spaventato dove si leggono ogni giorno i proclami degli anti-vaccinisti con articoli allarmanti, sicuramente l’approccio più sbagliato in assoluto è quello di reagire con una legge così violenta come quella prevista dal decreto.

Forti reazioni contrarie sono arrivate dal Moige (Movimento Nazionale Genitori Onlus), che ha fatto un appello al Parlamento perché bocci quello che loro chiamano il “decreto strappafigli” della Lorenzin: “Nell’Italia presente nella top ten mondiale degli stati migliori per la salute dell’infanzia, con il più basso tasso di mortalità infantile, per il Moige, il ministero ha lanciato allarmi ingiustificati, per giustificare scelte illiberali e coercitive, con decreto di urgenza”. Molto critico anche il Codacons: “Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto la sua firma su un provvedimento che va contro i più basilari principi costituzionali. E’ un miscuglio di cose che non c’entrano nulla con la salute e con le vaccinazioni. Un provvedimento varato in fretta e furia, contenente misure che cozzano con la nostra Costituzione e che rappresentano un danno per le famiglie a tutto vantaggio delle aziende farmaceutiche. In tal senso riteniamo del tutto sbagliata la scelta di Mattarella di avallare un simile decreto, che sarà impugnato dal Codacons allo scopo di ottenerne l’annullamento dinanzi la Corte Costituzionale e in sede europea”.

Ed era stato proprio il Codacons a diffondere i dati sulle reazioni avverse ai vaccini ottenuti nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla magistratura a seguito di una denuncia della stessa associazione dei consumatori. Dai dati emerge che tra il 2014 e il 2016 le reazioni avverse ai vaccini segnalate sono state in totale 21.658, di cui per il solo esavalente 3.551: 454 gravi e 5 decessi.
“I dati – ha spiegato il Codacons in conferenza stampa – erano noti al ministero della Salute ma non sono stati sottoposti all’attenzione del Consiglio dei Ministri in sede di esame del decreto legge annunciato che prevede l’obbligatorietà per 12 vaccinazioni pena il mancato accesso ad asili e scuole. Il Codacons ha quindi denunciato il ministro Beatrice Lorenzin per abuso d’ufficio, omesso controllo e favoreggiamento delle case farmaceutiche interessate alla somministrazione dei vaccini, in relazione alla morte di cinque neonati”.

La presentazione dei dati è avvenuta durante una conferenza stampa in cui è stato ricordato che la libera scelta vaccinale esiste in 15 paesi europei su 29: Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria, eppure hanno una buona copertura vaccinale volontaria. Negli altri paesi le vaccinazioni obbligatorie variano da 1 a 3 o 4, mai 12 come si vuole introdurre in Italia. Il Codacons ha poi sottolineato che: “Nel 2014 il presidente di AIFA ed il ministro Lorenzin sono stati alla Casa Bianca, dove hanno ricevuto l’incarico di capofila delle campagne pro-vaccini su scala mondiale per il Global Health Security Agenda. Da allora i dati AIFA sulle segnalazioni non sono più stati diffusi ed è iniziata un’intensa campagna pro-vaccini, sino ad arrivare al recente decreto”.

E questo è uno dei punti fondamentali della vicenda perché, al di là della questione medico-scientifica, tutto nasce da un accordo politico.

La Global Health Security Agenda (GHSA), un accordo patrocinato nel 2014 dagli USA con oltre 50 Paesi, organizzazioni ed enti non-governativi con l’obiettivo di rendere il mondo sicuro dalle malattie infettive e di porre la sicurezza sanitaria fra le priorità nazionali e globali, ha individuato nell’Italia e nel Portogallo i Paesi capofila a livello mondiale della vaccinazione contro il morbillo e contro le malattie infettive per gli anni 2014-2019 (GHSA Action Package Prevent-4). L’intento è di arrivare in Italia alla copertura vaccinale del 90% in cinque anni per i bambini di 15 mesi. Ovviamente, il piano si inserisce in un progetto globale degli USA che mirano a vaccinare 4 miliardi di persone in 30 Paesi entro 5 anni, come dice con enfasi l’infografica del GSHA.

Come raccontato sul sito dell’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, “A ricevere questo prestigioso incarico alla Casa Bianca a Washington, alla presenza di Barack Obama, il ministro Lorenzin e l’allora presidente dell’AIFA Sergio Pecorelli (che si è dimesso nel 2015 dopo le accuse di conflitto d’interessi sui legami dubbi con aziende farmaceutiche e società di venture capital) che commentarono sottolineando l’importante riconoscimento scientifico e culturale internazionale per il nostro Paese.

La questione, quindi, non è strettamente medica. È una questione soprattutto politica e comunicativa. Perché la trasparenza fa così paura? Perché i danni post-vaccinali – sia pure talvolta difficili da correlare causalmente alla vaccinazione – sono considerati meri effetti collaterali, quasi una triste necessità? Uno Stato davvero imparziale non dovrebbe essere più preoccupato di questi dati, tra l’altro spesso sottostimati, che dei pochissimi casi di morte per morbillo? E in che cosa consiste questa così enfatizzata epidemia di morbillo in Italia? Forse gli Italiani meriterebbero un’informazione più completa, approfondita e razionale, senza dimenticare che la Legge dello Stato 210/92 prevede esplicitamente l’indennizzo economico per i danni da vaccino, riconoscendo quindi implicitamente che è una possibilità concreta.

Dal punto di vista economico, la vaccinazione obbligatoria rappresenta un costo per lo Stato (cioè per noi contribuenti) e una certezza di introiti per le case farmaceutiche.

Come ricorda il blog del Movimento Roosevelt, “il sospetto che i principali beneficiari dell’obbligo vaccinale (ripeto: non dei vaccini in sé, che a certe condizioni sono utilissimi) siano proprio le ditte produttrici e chi le favorisce appare perciò giustificato, data la manipolazione propagandistica dei dati da parte delle autorità, i toni da Santa Inquisizione nei confronti dei medici che osano avanzare qualunque tipo di dubbio non sui vaccini, ma sulla pratica vaccinale indiscriminata, come Roberto Gava, le minacce in stile mafioso che ricevono alcuni scienziati recalcitranti come Stefano Montanari, che mettono in dubbio la purezza e la sicurezza dei preparati vaccinali, l’accanimento con cui vengono negati o minimizzati i danni vaccinali – e il diniego non è certo sintomo di atteggiamento scientifico.
In chi ha qualche anno in più è ancora vivo il ricordo della tangente pagata dalla GlaxoSmithKline nel 1991 all’allora ministro De Lorenzo per rendere obbligatorio il vaccino antiepatite B, che da allora è rimasto obbligatorio (la sentenza di colpevolezza della Cassazione è del 2012). Non si tratta certo di un precedente rassicurante. A ragione o a torto, i conflitti di interesse esistono e non possono essere assiomaticamente negati. Perciò appaiono così odiose le sanzioni irragionevoli stabilite per i genitori che non intendano sottomettersi all’obbligo vaccinale e che, evidentemente, i nostri decisori politici non sono in grado di convincere. Forse i politici nostrani non percepiscono fino in fondo quanto sia profondo il risentimento degli Italiani verso una classe politica così scadente, priva di credibilità e in larga misura corrotta, ma pronta a bastonarli come degli Arlecchini qualunque”.

La realtà sociale”, conclude l’articolo, “è assai più complessa di come se la rappresenta la nostra ministra, nemmeno laureata, ma molto attaccata alle sue certezze, ed esploderà molto presto. Purtroppo, in mezzo ci andranno proprio i bambini, oltre alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sia politiche sia sanitarie. Speriamo, a questo punto, anche il decreto con la sua imperiosa arroganza”.

Nel frattempo la senatrice Nerina Dirindin (Art.1-MdP) aveva depositato un disegno di legge che tentava di imboccare un’altra strada rispetto al decreto vaccini del governo: niente obbligo, investimenti su prevenzione, corretta informazione e vaccinovigilanza, ma è caduto nel vuoto.

Intanto il Consiglio provinciale di Bolzano ha approvato all’unanimità un voto “contro le misure coercitive previste dal decreto sui vaccini” mentre il neonato Coordinamento nazionale per la libertà di scelta ha indetto una manifestazione nazionale di protesta contro il decreto a Roma domenica 11 giugno con partenza alle ore 13 da piazza della Bocca della Verità. Il 3 giugno scorso invece, in 25 piazze italiane, si è manifestato contro l’obbligo vaccinale e la cosa è stata totalmente oscurata dai mass media.

Un clima di tensione e di muro contro muro alimentato dal governo in un tema tra i più delicati che ci siano come quello della salute dei bambini. Per dirla con le parole del professor Paolo Bellavite, medico ematologo e docente di patologia generale presso l’Università di Verona, nonché autore dello studio “Scienza e vaccinazioni: aspetti critici e problemi aperti”, “è indubbio che le vaccinazioni abbiano avuto un ruolo importante nel progresso medico e scientifico e che contribuiscano alla riduzioni di molte malattie, per cui è consigliabile, come criterio generale, vaccinarsi. Tuttavia bisogna essere coscienti dei limiti e dei rischi di tale pratica e soprattutto è sbagliato imporla per legge a tutti, senza alcun criterio di selezione”.

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